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The Office: 7×23 “The Inner Circle” – 7×24 “Dwight K Shrute, (Acting) Manager”

Dopo il toccante doppio episodio che ha segnato l’addio dello storico regional manager della Dunder Mifflin, gli autori di The Office sono impegnati nell’arduo compito di dimostrarci che lo show può andare avanti anche senza Steve Carell.
E in questi due episodi sembrano esserci riusciti.

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The Office 7×22 “Goodbye, Michael”

It’s just that sometimes, goodbyes are a bitch”.

Le parole pronunciate da Jim sono la perfetta sintesi di “Goodbye, Michael”, puntata che, come lascia intendere il titolo, racconta gli ultimi momenti a Scranton dello storico regional manager della Dunder Mifflin. Vediamo in breve cosa è accaduto nell’ultimo episodio, ma prima di farlo un piccolo consiglio per tutti quelli che non l’hanno ancora visto: preparate i fazzoletti.

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The Office – Episodi 7×19 “Garage Sales” e 7×20 “Training Day”

Se non guardate The Office, rimediate: già dopo pochi episodi, la brillante sceneggiatura, il cast perfetto, i personaggi geniali e le situazioni comiche al limite dell’inverosimile vi cattureranno in questa fantastica Comedy. E quello che vi sorprenderà sarà la qualità, già alta, che non farà altro che aumentare durante le sette stagioni (con pochissime eccezioni)  e che vi farà innamorare dei personaggi e delle loro vicende.
Io stesso vengo da una (non troppo) lunga maratona che ha visto il sottoscritto spararsi sette stagioni di The Office (quasi 150 episodi) in poco più di un mese.  Capirete bene come, abituato alla mia dose giornaliera di puntate di The Office (da 2 a 10 al giorno, a seconda di quanto il mio “hobby università” influisse con il mio “lavoro serie tv”), abbia affrontato una grossa crisi d’astinenza nelle tre settimane di pausa tra la 7×19 e la 7×20.

Dopo questa dovuta dichiarazione d’amore, vediamo cosa è successo negli ultimi due episodi.

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The Office: stagione 7 episodio 17 “Threat Level Midnight”

I’m a huge Woody Allen fan, although I’ve only seen Antz”.

Capolavoro o boiata? Era difficile immaginarsi una tale polarizzazione da parte dei fan e della critica di fronte all’ultimo episodio di The Office “Threat Level Midnight”, scritto dal veterano B.J. Novak e diretto da Tucker Gates. Sembra quasi di vedere le reazioni dopo la messa in onda di “Across The Sea”, terzultima puntata di Lost (diretta tra l’altro sempre da Tucker Gates). C’è chi grida al miracolo, definendolo uno degli episodi più divertenti della serie e di questa stagione televisiva e chi, invece, lo definisce un fiasco totale o addirittura un “jump the shark”,  cogliendo l’occasione per idolatrare la genialità e l’originalità di Community (non mi sbilancio troppo a riguardo perché ho visto solo un paio di puntate, però non mi sembra questo capolavoro…). A molti non è andato giù il fatto che la puntata fosse alla fine una proiezione del film di Michael Scott, lasciando poco spazio allo stile “mockumentary” che ha caratterizzato The Office. Altri hanno fatto notare l’incoerenza nella linea temporale della serie (probabilmente qualcuno a cui non è andato giù il finale di Lost, ma che ha ancora voglia di prendersela con qualcuno, soprattutto se c’è di mezzo il povero Tucker Gates).  Personalmente sono tra quelli che ritengono “Threat Level Midnight” un capolavoro.

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The Office: stagione 7 episodio 16 “PDA”

Holly and I are like Romeo and Juliet and this office is like the dragon that kept them apart”.

Sento già la mancanza di Steve Carell. Sono ancora “tante” le puntate prima del suo addio, ma in questa stagione è stato superbo e immaginarsi l’ufficio senza i suoi “that’s what she said” e i riferimenti alla cultura pop fatti a caso, è quasi impossibile. Chiunque prenderà il suo posto avrà vita dura, perché nessuno dei personaggi è entrato nel cuore dei fan quanto Michael Scott. Ok, forse è un po’ presto per disperarsi per la partenza di Carell. Vediamo cosa è successo a Scranton questa settimana.

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The Office: dove eravamo rimasti?

La settima stagione della serie ambientata nel mondo della carta nella piccola cittadina di Scranton in Pennsylvania, ha avuto un percorso un po’ altalenante in termini creativi, seguendo il trend iniziato nella stagione precedente, con episodi non troppo esaltanti come “Christening” o “Counseling”. Nonostante questi due passi falsi, The Office continua ad essere uno dei programmi migliori del palinsesto americano, in grado di offrire ancora molto al suo pubblico, e sono pochi quelli in grado di farlo dopo sette anni. (Basti pensare al netto calo avuto di recente da How I Met Your Mother, The Big Bang Theory o Glee).
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The Office

Born in the U.K

Era il 2001 quando le menti geniali di Ricky Gervais e Stephen Merchant portarono sulla BBC The Office, serie ambientata nel mondo della carta che segue le vicende dei dipendenti della compagnia fittizia Wernham Hogg Paper Company.

Nel ruolo del capo, David Brent, troviamo lo stesso Gervais, rappresentazione di tutto ciò che un superiore non dovrebbe essere, con il disperato bisogno di far ridere i propri dipendenti. Al suo fianco Gareth Keenan (Mackenzie Crook, I Pirati dei Caraibi), assistente (al) manager regionale, altro personaggio sopra le righe il quale prende il lavoro troppo sul serio e per questo è vittima dei prank (abbreviazione di practical joke) di Tim. Tim Canterbury (Martin Freeman – lo vedremo nel ruolo di Biblo Baggins ne Lo Hobbit) è l’unico personaggio “normale” insieme alla receptionist Dawn Tinsley (Lucy Davis) della quale è invaghito e che però sta insieme a uno del magazzino, Lee (Joel Beckett). Questa love story è uno degli archi narrativi principali della serie, che si alterna con le situazioni particolarmente imbarazzanti in cui si vanno a cacciare David e Gareth.

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