Castle – Un poliziesco fuori dalle righe

Castle

Le serie TV degli ultimi anni ci hanno, forse più che in passato, abituato all’enorme numero di polizieschi dal successo, spesso, assicurato. Ed infatti ad una prima impressione, assolutamente superficiale, Castle può iscriversi a questo filone. Si basa su poliziotti, indagini ed assassini, il più delle volte con episodi autoconclusivi. Eppure, vi sono alcuni elementi che trasformano questa serie in un gioiellino: la chimica tra gli attori ed una consistente dose di ironia. Ma andiamo con ordine.

Richard Castle (Nathan Fillion) è uno scrittore di gialli di fama internazionale. Gioca a poker con Michael Connelly e James Patterson (gli stessi scrittori sono presenti in alcuni episodi nei panni di loro stessi), ha contatti ed amici praticamente in ogni grado della società, è affascinante ed è un tombeur de femmes. In concomitanza con la morte del personaggio che lo ha reso celebre ed in preda al blocco dello scrittore, si ritrova a collaborare con la detective Kate Beckett (Stana Katic) per una serie di omicidi compiuti seguendo lo stile descritto in uno dei suoi best-seller. La coesistenza forzata con la donna, diametralmente opposta al carattere di Castle – è infatti inflessibile, dedita al lavoro e lontana dalle luci della ribalta – e i contatti di cui gode, faranno sì che lo scrittore diventi collaboratore della polizia di New York. A poco a poco, nonostante le differenze caratteriali apparentemente inconciliabili, si creerà un’unione tra i due che in molte occasioni rasenterà l’interessamento sentimentale. Anche i comprimari sono di grande spessore, con personaggi peculiari e allo stesso tempo di forte attrattiva. Si va dalla coppia di poliziotti (che, senza conseguenze sentimentali, rispecchia nell’amicizia quell’affiatamento formato dai due protagonisti), al capo comprensivo ed incredibilmente umano. Non manca la presenza della famiglia, assente nel caso di Beckett (l’assassinio della madre sarà lo spunto per una trama orizzontale che si muoverà lungo i vari episodi), ma molto evidente nel caso di Richard Castle, alle prese con una madre, attrice di Broadway e dal carattere istrionico, ed una figlia irreprensibile, molto più matura del padre stesso.

Uno dei punti forte di “Castle”, come accennato precedentemente, è l’incredibile chimica tra gli attori, in modo particolare tra i due protagonisti. Fillion e Katic, sin dall’episodio pilota ma in un crescendo inarrestabile, dimostrano non solo professionalità rara in una serie tv anche di stampo americano, ma una capacità di collaborazione che impreziosisce e rafforza tutto l’assetto del telefilm. Le loro espressioni, il loro modo di completare vicendevolmente pensieri ed opinioni, li rende talora un unico corpus attoriale di vero prestigio. A loro si affiancano altri attori di grande calibro, come Susan Sullivan che interpreta Martha Rodgers, la madre di Castle. È una presenza che, seppure presente spesso brevemente nei vari episodi, rafforza l’elemento di divertimento dell’intera struttura.

Ed è proprio quest’ultimo elemento ad essere fortemente caratterizzante dell’intero percorso narrativo del telefilm. A fronte di trame non sempre brillanti (ma che, d’altro canto, sono il punto forte di polizieschi che fanno dei singoli casi la loro fortuna), è assai difficile assistere ad un episodio di Castle senza rimanere affascinati da trovate autoriali di grande inventiva. Oltre a rispecchiare fedelmente la realtà in cui viviamo, associando a classici intrighi economici motivi assai più futili come il gioco di ruolo, Castle è un telefilm che diverte e che si diverte, prendendo in giro spesso e volentieri se stesso ed i tipici cliché delle serie tv americane ed in generale di pilastri come C.S.I. o situazioni bizzarre come quelle di Desperate Housewives. È l’ironia il motore e la vera forza di “Castle”, con frequenti giochi di citazioni sui lavori precedenti degli attori (non di rado, ad esempio, si possono intravedere le influenze di Firefly, il telefilm che ha dato notorietà a Nathan Fillion in passato), ma anche un divertente impegno di scrittura nei dialoghi che, assistiti da una mimica fisica che vede Fillion brillare sopra tutti, rendono ogni scambio sempre prezioso.

Eppure, il fenomeno Castle supera persino il limite imposto dal televisore: intorno al telefilm, infatti, si sono sviluppati, oltre che profili Facebook e Twitter “gestiti” dallo stesso personaggio, anche e soprattutto la realizzazione dei libri che lungo il dipanarsi del telefilm vengono scritti da Richard Castle, con un successo eccezionale (il primo, Heat Wave, ricalcato ironicamente e maliziosamente sul personaggio di Kate Beckett, è arrivato sesto nella classifica dei best-seller del New York Times). Ed è in fase di realizzazione anche una graphic novel su Derrick Storm, il personaggio che ha reso celebre lo scrittore.

Insomma, Castle è un telefilm che difficilmente passa inosservato e che ha saputo dare nuova linfa ad un genere, quello poliziesco, fin troppo abusato e sfruttato dalle grandi case di produzione televisive (Castle, d’altronde, va in onda sulla ABC, canale che ha saputo in più di un’occasione rinnovarsi e rimanere al passo coi tempi). Un telefilm che, pur rientrando negli abitudinari schemi televisivi, riesce a non mostrarsi sottomesso ad essi.  E ciò è indispensabile e quanto mai decisivo per decretarne il successo e l’assoluta vitalità.

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Informazioni su Mario Sassi

Napoletano trapiantato a Roma, studia Lettere alla Sapienza. Non nascondo la mia anima nerd, soprattutto per quanto riguarda cinema e serie tv.

Pubblicato il 13 settembre 2011, in Castle, Recensioni generali, Serie Consigliate con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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