Breaking Bad: stagione 4 episodio 7 “Problem dog”

“Keep your friends close, but your enemies closer.” Frase resa celebre nel capolavoro di Francis Ford Coppola Il Padrino Parte II, sta diventando un vero e proprio tormentone in Breaking Bad. Non solo perché l’abbiamo sentita (di nuovo) nell’ultima puntata, ma perché è forse il fulcro di questa quarta stagione. In un mondo così complesso e imprevedibile come quello della malavita ogni piccolo dettaglio può scatenare una serie di eventi devastanti, e in questa puntata ci è chiaro più che mai che, non prendendosi abbastanza cura dei propri nemici, si finisce in una spirale di autodistruzione.

Nonostante ci sia una distrazione in più per il nostro Jesse, l’omicidio di Gale continua a tormentarlo. Nel cold opening lo vediamo alle prese con un FPS e a ogni sparo rivive quel momento che lo ha segnato per sempre. Game over per Jesse a causa della sua rage, della sua collera per aver scaricato tutte le sue frustrazioni sul “povero” cadavere di un mostro. E qui, nel momento in cui sceglie restart, capiamo che Jesse non è ancora pronto per voltare pagina e diventare un personaggio pro-attivo; uno che non subisce soltanto ma che vuole, parafrasando Jack Nicholoson in The Departed, che il suo ambiente sia un suo prodotto, e non viceversa.

Dopo la rivelazione “cool guys DO look at explosions”, Walter scopre che Jesse ha incontrato Gus e capisce che è un’occasione d’oro per sbarazzarsi del suo più grande problema. Jesse accetta l’incarico, ma sembra passivo, senza emozioni; nel momento in cui però ha l’opportunità di risolvere il problema, riappare in lui un minimo di umanità, di dubbio. C’è ancora la possibilità di vedere in lui un cambiamento, o a poco a poco il suo personaggio si sta muovendo verso una triste conclusione? E’ un momento chiave di questa stagione il suo sfogo durante l’incontro con i metanfetamisti anonimi. Jesse non capisce perché non ci siano state delle conseguenze per le sue azioni: perché non viene giudicato dagli altri? Pinkman non riesce ad accettarlo.

Oltre a Hank, un altro grande problema affligge l’impero di Gus: il cartello. Gus organizza un incontro con i rivali e, con il suo solito fare da gentleman, cerca di raggiungere un accordo che vada bene. Dall’altra parte però non c’è il desiderio di collaborare. E’ strano vedere Gus in difficoltà. Ha ancora tutto relativamente sotto controllo, ma lo spettatore sa che una montagna di problemi stanno per investirlo. Vederlo soccombere sarebbe un po’ troppo ovvio, ma è interessante come Gus stia a poco a poco perdendo il controllo su tutto quello che ha e che un “piccolo” incidente come la morte di Gale possa creare una reazione a catena in grado di distruggere anni e anni di meticoloso lavoro per impedire a gente come Hank di mettere il naso nei suoi affari.

E’ proprio Hank a chiudere questo episodio, con un monologo da brividi dove suppone per assurdo che l’uomo dietro all’impero blu sia proprio Gus. Per i suoi vecchi colleghi è fuori discussione: come può l’uomo che gestisce il KFC del sud e che ha da sempre aiutato le forze dell’ordine con donazioni essere questo terribile criminale? Sembrerebbe infatti assurdo, ma noi, pubblico praticamente onnisciente, conosciamo la verità e speriamo che Hank, ora che ha messo da parte i minerali, ci conduca verso una grandissima seconda parte di stagione.

C’è poco da aggiungere a questo ennesimo episodio perfetto di Breaking Bad. Sembra davvero di guardare una versione moderna de Il Padrino. Grandi personaggi, una sceneggiatura di ferro, regia cinematografica, fotografia perfetta. Un grande racconto, una vera e propria epopea ed è quindi naturale aspettarsi grandi cose nelle prossime puntate, perché Breaking Bad ha portato una vera e propria rivoluzione in tv, infrangendo ogni regola possibile un po’ come hanno fatto i Coen al cinema. Non ho la più pallida idea di come sarà la prossima stagione di Mad Men, ma se agli Emmy del 2012 spera di avere qualche chance contro la serie di Vincent Gilligan, Matthew Weiner dovrà inventarsi qualcosa di maledettamente fantastico.

Voto: 9

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Pubblicato il 4 settembre 2011, in Breaking Bad, Recensione episodi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Condivido la tua recensione assolutamente Ivan. L’intera sequenza degli episodi sembra in realtà quella di un unico, lungo, meraviglioso film. Ma proprio la regia, la sceneggiatura, le superbe interpretazioni di tutti i personaggi, la fotografia, le riprese, i suoni e le poche musiche – sempre incredibilmente appropriate – incastonate tra lunghissimi silenzi, rendono Breaking Bad così speciale e così diversa da tutto ciò che il piccolo schermo propone.

    Mi rendo conto quanto sia difficile commentare una serie così fuori dal comune, ma mi fa piacere trovare qui – come sempre – un’ottima e puntuale recensione.

    A.

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