True Blood – 4×09 Let’s get out of here

Dopo essermi a lungo lamentata nelle precedenti recensioni del numero decisamente troppo elevato di storyline all’interno di True Blood, finalmente arriva una puntata in cui molte di queste vengono raggruppate tra di loro, evitando così l’effetto “un minuto a testa, per il prossimo devi aspettare la fine del giro” che ha caratterizzato molte delle precedenti puntate. Dovrei essere felice, giusto? E invece no.
Che True Blood sia una serie caratterizzata dal WTF più intenso che ci sia, è un dato di fatto; ma negli ultimi due episodi – che tra l’altro ci portano dritti dritti verso il finale – le scelte che sono state prese mi stanno portando a rimpiangere sempre di più i tempi di Russell Edgington e forse – forse – anche quelli di Maryann.

Partiamo dal nucleo principale, vampiri vs Antonia.
La comparsata di Alcide che salva Sookie si rivela, come ampiamente previsto, assolutamente inutile se non a far ingelosire Deb; Bill, che avevamo lasciato tra le mani (e l’argento) dei seguaci di Antonia, magicamente si libera e, ratto come la folgore, porta la sua amata a casa.
Dopo una scena che ha del discutibile non solo per la recitazione di Moyer – vi prego, guardate la sua faccia quando dice “We can pray” – ma anche per le frasi scontate e melodrammatiche di Alcide (“un lupo mannaro e un vampiro, chi ci ascolterà?”), Sookie ovviamente si sveglia e questo ci fa giustamente chiedere quale sia lo scopo narrativo dello sparo in pancia – il cliffhanger lo escluderei.

Il mix devastante tra il sangue di Eric e quello di Bill ingurgitati a poca distanza, porta Sookie ad andare in overdose e a fare un sogno che mi auguro fosse una simpatica presa in giro di tutti quelli che non vedevano l’ora di vedere una cosa a tre tra i protagonisti. Me lo auguro, perché trovo difficile vedere senza morire dal ridere una scena in cui:

– le luci sono così smarmellate che neanche Duccio sarebbe arrivato a tanto e la musica sembra un mix tra un porno soft di un canale locale e la sua parodia.

Sookie ci regala un discorso da “difesa della sessualità femminile” dicendo frasi tipo “non voglio più essere la ragazzina timida che non prende mai decisioni forti in ambito di amore e sesso” e vorrei ricordarvi che questa si è fatta sbattere in un cimitero da un vampiro che era appena stato ore e ore nudo sotto terra;

Eric: “I’m ten times your age!
Bill: “And I love her twenty times as much!
e credo che questo scambio si commenti da solo, soprattutto se affiancato alla faccia assolutamente ridicola di Re Bill quando dice l’impagabile frase “I’m the King of Louisiana, I do not share”.

.

Insomma, non so voi ma io ho riso dall’inizio alla fine.
L’unico aspetto davvero positivo è che per un breve istante si è rivisto il vecchio Eric. Non starò qui a lanciare il mio trito e ritrito appello, però seriamente peggio di così non può andare. Ci tengo solo a sottolineare che trovo ingiustificabile l’assenza di Pam nell’episodio, non solo perché in genere è quella che regala le battute più belle, ma soprattutto perché era anche lei in battaglia e non ha alcun senso che non stia cercando il suo maker ora che è in balìa di Antonia – a meno che non l’abbiano fatta prigioniera e non ce l’abbiano mostrata, ma dubito.

La parte indubbiamente più interessante della vicenda sta nello scontro tra Bill e Nan e non a caso continuo a pensare che quando la si butta in politica la questione diventi molto, ma molto più avvincente. Costretti dalla minaccia di Antonia a stare tutto il giorno coperti da catene d’argento, i due si ritrovano nella stessa stanza e la tensione si fa palpabile: Bill, che teme un attacco della strega, vuole infatti annullare il Festival della Tolleranza, mentre Nan – che effettivamente pensa più alle pubbliche relazioni – esclude categoricamente che si possa fare. Tra un riferimento alla storia – “Blame the witches. America’s had no problem doing it in the past” – e un’autentica dichiarazione di disprezzo da parte di Nan – “I didn’t think it was possible, but you actually make me long for Queen Sophie-Anne” – scopriamo quanto i due siano apertamente in conflitto e onestamente non so per quanto ancora potranno convivere nello stesso sistema di potere.

Nel frattempo, Antonia sta perdendo leggermente il controllo e decide di tenere tutto il suo allegro gruppo in ostaggio – vi prego di notare l’intelligenza di Tara che, ustionatasi una mano nel tentativo di aprire una porta posta sotto incantesimo, urla “provate l’altra!”… e magari ci sperava pure.
L’unica a scoprire che sono tutti trattenuti lì contro la loro volontà è la nostra amica Snookie che, dopo essersi svegliata dal suo sogno improbabile, riceve la visita di Debbie e decide di farsi aiutare da lei per andare a salvare Eric.

Ricapitoliamo: una ragazza guidata solo dai suoi ormoni decide di andare a liberare uno dei suoi due ammmmori dall’influenza di una strega potentissima con l’aiuto di una che ha cercato di ucciderla e che è palesemente gelosa di lei – senza considerare che è strafatta di V; non vorrei evidenziare l’ovvio e chiedere “ma come diavolo pensavi ti tirarlo fuori di lì?!?” perché va bene, è True Blood e il WTF è sempre dietro l’angolo, però è più che evidente che questa scena è servita solo per far sì che Tara le dicesse dove si trovava Bill.

La scena finale vede una Nan Flanagan sempre più irritata dai discorsi di Bill e sempre più lontana dalla sua immagine pubblica – come dice Jessica, “You are nothing like you are on tv” e la sua reazione all’arrivo di Sookie ne è la prova. Credo che dare spazio a questo personaggio sia stata un’ottima mossa, forse la migliore di queste ultime puntate: vedere tutti gli aspetti della vita dei vampiri, non solo quella godereccia ma anche quella più burocratica e pubblica, è quello che può portare la serie ad essere più apprezzabile, senza perdersi nel no-sense puro e semplice.

Il resto della puntata è dedicato principalmente a due storyline che vedono raggruppati tutti gli altri personaggi. Onestamente quella relativa a Sam e Luna non merita nemmeno di essere descritta – tutto il giorno in campeggio? La noiaaaaaa – e la questione “Tommy si trasforma in Sam per affrontare Marcus e prendere un sacco di botte al posto suo così da espiare le sue colpe” direi che si può riassumere esattamente così senza aggiungere altro.

La storia di Lafayette – che vede coinvolta mezza Bon Temps – è la cosa più inspiegabile che abbiano mostrato. Che Lafayette sia un medium molto potente si era già capito dalla questione “Tio Luca” e già allora sostenevo che questo potesse essere un ottimo aggancio alla questione Antonia; quindi non mi è sembrato per nulla necessario tutto il filone di Mavis, il rapimento di Baby Not Yours e via discorrendo. Mettere insieme nella stessa storia Jason, Andy (ebbbbasta con sto V!), Terry, Arlene, Jesus, Lafayette e il bambino, lungi dall’avere l’effetto sperato, mi è sembrato molto artificioso e, lo ammetto, anche piuttosto noioso – eccezion fatta per il “You got it, bitch” che mi ha ricordato al tempo stesso quanto Lafayette sapesse essere divertente e quanto non lo sia più.

Fortunatamente c’è Jason che risolleva le sorti della puntata: come previsto e alla faccia dell’amico Hoyt, dopo essersi presentato da Jessica con la scatola da cui ha opportunamente cancellato “For You Monster”, cede alle sue tette calmanti alle sue lusinghe e i due si rifugiano a fare ciò che Jason sa fare meglio sul suo pick up (ma una camera nella reggia di Bill, no?)

In conclusione: non vedo grossi miglioramenti dalla puntata precedente. Rischio di tirarmi dietro le critiche dei fan più accaniti, ma qui la questione non è il WTF, che è sempre benvoluto e benaccetto; il punto è che le basi gettate ad inizio stagione erano discretamente buone e la serie era andata avanti su questo filone, ma ora mi sembra che le parti più positive vengano spesso sormontate dal nulla che ci sta intorno e soprattutto da personaggi che un tempo erano meravigliosi e ora sono solo l’ombra di se stessi.

E dannazione, dove diavolo è Pam?!

Voto: 6 1/2

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 27 agosto 2011, in Recensione episodi, True Blood con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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