True Blood – 4×06 I wish I was the Moon

In una cittadina come quella di Bon Temps, che inspiegabilmente ha il più alto tasso di creature sovrannaturali mai rilevato sulla faccia della terra, l’arrivo della luna piena non può che creare scompiglio e fermento. La puntata, dal titolo I wish I was the moon, non perde occasione di ricordarcelo ogni due secondi, tra mille inquadrature alla luna – molto b-movie – e la parola “moon” ripetuta ormai così tante volte che non so neanche più cosa voglia dire (per chi non sapesse di quale strano fenomeno stia parlando, andate qui. “Anything sounds weird if you say it a hundred times”, Ted docet).

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You’ve been running around, sticking your fangs in who knows what else, into every girl in town. But the second I move on, you arrest him?”

L’episodio riparte proprio da quel bacio che tanto ha fatto impazzire il team “Eric&Sookie” – dalla regia mi dicono che sì, anche qui ci sono i team come per altri vampiri che non nomino – tuttavia King Bill non perde tempo e, saputo da Pam dove si trova lo sceriffo Northman, si precipita a casa Stackhouse giusto in tempo per vedere la sua ex fidanzatina fare cose zozze con lo smemorato della Louisiana.
Ne segue l’ennesimo “attacco di Eric a gente che non riconosce” – va bene, è molto ciccio nel voler difendere Snookie, ma tutte le volte bisogna vedere ‘sta scena? – che lancia Bill contro il camino (YES!) salvo poi inginocchiarsi davanti al suo Re quando ne scopre l’identità.

In questa puntata il Re della Louisiana non fa esattamente una bella figura: è chiaro a tutti, persino a Snookie che non è esattamente la più sveglia del reame, che il suo modo di agire sia legato ad una gelosia incredibile nei confronti della ragazza e, benché se ne esca con frasi non proprio da gentleman dell’800 (“Believe it or not, my entire existence does not revolve around what or who is between your legs” WHAT?! Seriously?), è evidente che sia ancora innamorato della nostra adorata stordita.

L’opzione True Death – suggerita a Nan Flanagan grazie ad un riconoscibilissimo collegamento su Skype – subisce una battuta d’arresto quando Bill capisce che tutta la storia di “Eric pericoloso per gli altri e bla bla” era solo una scusa da lui stesso creata per poter giustificare l’uccisione del suo acerrimo nemico.
Rimane da chiedersi perché mai l’abbia lasciato a piede libero.
Ha scoperto di avere una coscienza?
Si è innamorato anche lui di Eric (riconoscendo, peraltro, la sua superiorità in figaggine estrema)?
Vuole vedere Soookeeeeh felice e non gli importa se sia con lui o con Eric?
O forse, dopo aver sentito che Sookie prova ancora qualcosa per lui, ha opportunamente pensato che far fuori Eric non fosse uno dei modi più rapidi per tornare ad essere il “what or who” di cui sopra?
Chi può dirlo.

In ogni caso, la puntata si chiude con Eric e Snookie che copulano allegramente nel bosco (la ragazza sta migliorando, almeno adesso non ha più rapporti estremi nei cimiteri!) e il povero Bill che manda giù la sua boccia di Tru Blood sulle note di “I wish I was the moon” (nel caso in cui non fosse stato chiaro che, sì, in questa puntata si parla di luna).

In chiusura del commento al triangolo d’ammore più cool dell’estate, lancio di nuovo il mio disperato appello: Eric, ritorna. Sentirti dire frasi come “I’m not the vampire you think I am. Not anymore” ci lascia nelle stesse condizioni di Pam: disperati e a pezzi.

I barely know any regular humans anymore.”

Sookie, che tra l’inizio e la fine dell’episodio fa faville, nel corso del resto della puntata non fa altro che vagare nei boschi alla ricerca del fratello, armata di fucile e di una sana dose di cocciutaggine nel non voler lasciare solo Jason nella notte della sua trasformazione, vera o presunta. Già! Perché, non so se l’avevate colto, ma in questa puntata c’è la luna piena e la paura di trasformarsi in una pantera mannara porta il nostro amico Jason a comportarsi da Jason – e di questo saremo tutti sempre grati agli autori.

Tra un’idiozia e l’altra, i momenti da ricordare si sprecano: l’intelligenza nella scelta di ammanettarsi al letto, l’acume nel seguente scambio di battute “Well, it used to happen to my mama all the time” “Your mama was a werepanther?”, lo spirito di autoconservazione che lo porta ad uscire da un attacco di panico con il solo potere delle tette di Jessica e soprattutto il paragone tra la sua infanzia/adolescenza e quella della giovane vampira. Questo è il nostro Jason: quello che capisce di cosa si sta parlando venti minuti dopo che l’argomento è stato chiuso; quello che ha paura che Dio lo punisca per il troppo sesso; quello di cui, sono certa, i professori dicevano “non è che non si impegni, è che è proprio stupido”.

Scemo sì, ma – per ora – di gran cuore: capisce che c’è qualcosa nell’aria tra lui e Jess e, forse memore dell’amicizia con Hoyt o forse solo della presenza inquietante del suddetto amico nel suo sogno, scappa a gambe levate nel bosco.

Un bosco estremamente popolato questa notte perché, udite udite, c’è la luna piena e Deb non perde occasione di ricordarcelo mentre sgrida Sookie come una mamma che ha beccato la figlia a girare per quartieri poco raccomandabili. Ora, ma l’utilità della storia di Alcide e compagna dove sta? Sono sicura che più avanti troveranno un modo per far rientrare questa storyline dalla finestra, ma per il momento l’unico interesse che suscita in me sta nel cercare di capire se siano più inutili loro o Tara e compagna (che ci volete fare, sono gare che tengono col fiato sospeso).

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Creature of death! Fire shall take your very breath!”

In una stagione che si configura come “quella in cui niente è più come sembra” e nella quale tutti, chi più chi meno, hanno a che fare con possessioni di varia natura, la questione Marnie/Antonia si inserisce di diritto nella storia senza essere percepita come una storpiatura. Anzi: trovo che la parte migliore di quest’annata sia stata proprio l’idea di introdurre una nuova minaccia che con la precedente “questione fate” non c’entrasse nulla e che creasse un nuovo filone storico grazie al quale poter indagare sul passato della storia vampiresca.

Il flashback/visione di Marnie è particolarmente esplicativo non tanto nel mostrarci ciò che, in realtà, ci era già stato raccontato, quanto nel farci capire che i piani di Antonia non sono cambiati di una virgola: ora che ha riacquisito un corpo, quello di Marnie, e che si è ritrovata davanti al suo carnefice, non ha più alcun motivo per non portare avanti il suo progetto di distruzione del mondo dei vampiri.

We’re waitin’ for a wild animal to walk up to us and volunteer to die?”

Rimanendo sul tema “essere posseduti”, la storia di Lafayette e Jesus prende leggermente corpo, anche se rimane l’interrogativo: quanto ci metterà questa storia ad integrarsi con il resto delle vicende a Bon Temps? Intendiamoci, io son la prima a dire che non necessariamente un filone debba avere conseguenze sul finale della stagione per essere considerato interessante, ma a volte True Blood ci mette del suo per far sentire queste storyline inutilmente pesanti. In ogni caso, grazie al vecchio nonno pazzo scopriamo che è Lafayette quello in grado di “interagire con gli spiriti”, ma solo in condizioni di enorme pressione: per questo, quando la vita di Jesus viene messa in pericolo, la predisposizione di Lafayette a fare qualunque cosa per salvarlo lo porta ad “accettare” l’aiuto dello spirito dello Zio Luca – e dunque ad accettare una parte di se stesso, quella più spirituale appunto.

Questo, unito alla certezza del nonno che “il problema da cui difendersi non sono i vampiri”, mi porta a pensare che Lafayette avrà un ruolo determinante nella lotta tra vampiri e streghe – non a caso si può notare un’incredibile somiglianza tra la scena Lafayette/Zio Luca e Marnie/Antonia, sia nel “modus operandi” degli spiriti che nelle riprese, pressoché identiche.

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No, it was like we just met. Like we were strangers. It’s exciting. Must be the full moon.”

Impossibile non citare in questa recensione una frase sulla “full moon” detta da un personaggio che risponde al nome di Luna: volevano ribadire il concetto pure attraverso messaggi subliminali?

Battute a parte, la storyline di Sam e Tommy comincia finalmente a muoversi, non si sa ancora verso quale direzione, ma non facciamo i pignoli. Oltre all’istante di totale godimento nel vedere che Tommy con un gesto solo riusciva a schiaffeggiare sia se stesso che suo fratello – e non ditemi che non l’avete pensato anche voi – io voglio dedicare un applauso a Sam Trammell, bravissimo nell’interpretare la gestualità e il comportamento di Tommy nei panni di Sam – e risultare dunque doppiamente antipatico, ma che diamine, ci vuole della bravura anche in questo.

Fratello maggiore che, nel frattempo, scompare dai radar per ore e ore. Motivo: Baby Not Yours con la sua bambola malefica, oltre a teletrasportarsi fuori di casa e avere le visioni, ha causato l’esplosione di casa “Arlene e Terry”, che in realtà è tra le proprietà Merlotte.
Ora che ci penso, Sam non può sparire da True Blood: senza di lui non ci sarebbero più case da far esplodere, lavori da cui essere licenziati, cibi da ordinare e lasciare rigorosamente integri sul tavolo con tanto di melodrammatiche uscite dal locale!
Sciocca io a non aver colto l’utilità di questo personaggio molto tempo fa.

Non credo che Sam ci metterà molto a capire cosa sia successo: sa cosa siano gli skinwalker e sa che Tommy ha ucciso i suoi genitori, ma soprattutto dovrà prima o poi affrontare Luna e Sookie e le rispettive conseguenze di ciò che è successo. Spero, anzi, mi auguro che ci arrivi in fretta: del resto, a quale altra opzione potrebbe pensare? “Ho perso la memoria”? Anche lui? No, eh.

E’ stata una buona puntata in cui diverse storie si sono mosse verso la direzione giusta; tuttavia il tono con cui sono stati raccontati i fatti non ha avuto la stessa attrattiva dell’episodio precedente. Purtroppo la necessità quasi spasmodica di dire “qualcosina di tutti tutte le volte” su di me non ha alcuna presa e anzi, mi porta ad alternare momenti di grande interesse a eterni minuti in cui mi chiedo “dove ho messo la limetta per le unghie che forse questo è quel buco di tempo vuoto che cercavo da giorni”.
Non basta mettere lune piene dappertutto per creare l’atmosfera e sicuramente non aiuta indicarla ogni tre secondi con delle enormi frecce rosse lampeggianti.
Se volete affascinarmi, fate tornare Eric il bastardissimo vampiro di una volta.

Voto: 7

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 5 agosto 2011, in Recensione episodi, True Blood con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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