Breaking Bad 4×02 “Thirty-Eight Snub”

Non posso negare che recensire Breaking Bad sia compito molto arduo. Di fronte ad una serie di questa fattura, è dannatamente difficile per uno come me alle prime armi descrivere e rendere efficacemente i numerosi aspetti e strati di cui è composta la creatura di Vince Gilligan. La sua bellezza, o meglio la sua magnificenza è davvero cosa rara, anche in un panorama televisivo vasto e variegato come quello americano. Una bellezza che inquieta in quanto rappresentazione perfetta del malessere profondo dei vari personaggi, costretti a rimanere a galla mentre un vortice li risucchia inesorabilmente nell’abisso.

Dopo una premiere da togliere il fiato, questo secondo episodio, come spesso accade in una serie che si rispetti, rallenta il ritmo e assume un carattere più introspettivo. Una puntata di transizione che ci consegna, però, un affresco impeccabile delle condizioni esistenziali dei due protagonisti dopo il terrificante incontro con Gus: da una parte abbiamo la paura e l’impotenza di Walter, dall’altra il vuoto e la sofferenza di Jesse. Entrambi imprigionati in una situazione apparentemente senza via di fuga.

Walter White. Il professor White sceglie di reagire come può a quest’oppressione che lo circonda, ma le sue azioni ci sembrano banali, inutili ed ingenue. La scena magnifica dove Walter si avvia verso casa di Gus esprime perfettamente questa sua inadeguatezza: basta una telefonata per fare crollare di colpo tutte le sicurezze del “grande Heinsenberg”. E’ proprio in questo momento che Walter, persino nella sua versione più temuta, ci appare dall’alto “piccolo piccolo” nel viale, proprio a testimoniare quanto sia minuscola la sua importanza rispetto al quadro generale.
Impotenza che emerge prepotentemente anche nel dialogo con Mike. L’uccisione di Victor ha segnato non solo i due soci: alla dimostrazione di Gus ha assistito come spettatore a fianco di Walter e Jesse anche lo stesso Mike e quel messaggio è molto probabilmente indirizzato anche a lui. Mike non è uno sprovveduto e, forse più per paura che per semplice lealtà, rimette al suo posto l’ex professore a suon di pugni.
Nonostante questo, però, sulla figura di Mike si adensa un alone di ambiguità: per la prima volta in Breaking Bad perde quella sua freddezza caratteristica e ci sembra turbato. La sua fedeltà nei confronti di Gus potrebbe essere meno ferrea di quanto si possa pensare.

Jesse Pinkman. Se la condizione di Walter in questo episodio suscita inquietudine, quella di Jesse ci appare ancora più tragica e straziante. Un Aaron Paul semplicemente fenomenale riesce a riportare sullo schermo in maniera impeccabile la parabola discendente in cui si trova a precipitare Jesse. Il vuoto e la solitudine dentro di lui lo dilaniano e lo corrodono dall’interno: la droga, la musica alta e ripetitiva, le devastanti feste non-stop sono i modi in cui Jesse cerca di fuggire dalle sofferenze che lo affiggono, ma tutto questo non basta. Alla fine Pinkman rimane da solo, con il volume del suo stereo al massimo quasi a voler fare in modo di oscurare il silenzio agghiacciante che attornia il suo animo, non riuscendoci.

Interessante in questo episodio è anche il parallelo fra le due sorelle Skyler e Marie. Mentre la prima si trova sempre più a suo agio nel ruolo di “moglie di un criminale”, mostrando molta intraprendenza per quanto riguarda l’acquisto dell’autolavaggio, la seconda deve fare i conti con il rapporto con il marito che giorno dopo giorno va sempre più logorandosi. Hank ormai è una persona umiliata: prova una incredibile rabbia repressa che scarica sulla moglie, la quale, sempre più vicina al collasso, è colpevole solo di mostrare compassione e pietà verso di lui.

Prima di concludere, un doveroso accenno alla parte tecnica che, neanche a dirlo, a livello di regia e fotografia è a dir poco straordinaria. La sequenza di Walter che si avvicina verso la casa di Gus è semplicemente da brividi, ma a colpirmi particolarmente è stata la fotografia della scena del bar: nel momento in cui Walter entra la luce è, senza mezzi termini, divina. Breaking Bad ci ha ormai abituato in questi anni a dei livelli così alti di maestria tecnica ma, nonostante ciò, ad ogni episodio riesce comunque ad impressionarci e a deliziarci come se fosse la prima volta.

Voto 8,5

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Informazioni su Joy Black

Recensore Seriale e Hand of The King del blog di Seriangolo. Ha amato ed ama tuttora alla follia Lost, millantando di aver visto ogni episodio almeno 17 volte (in realtà sono molte di più). Proprio seguendo la creatura di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse, nasce in lui la passione per il mondo della serialità americana. Le sue serie preferite sono, oltre ovviamente a Lost, Battlestar Galactica, Breaking Bad e Game of Thrones. Altri suoi interessi sono i fumetti, il cinema e il wrestling. P.s. Di solito non parla in terza persona, ma in questa occasione fa figo.

Pubblicato il 31 luglio 2011, in Breaking Bad, Recensione episodi con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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