Comedies estive: i nostri consigli

Wilfred Elijah WoodIn un periodo in cui i palinsesti televisivi d’oltreoceano si assottigliano, la varietà telefilmica proposta d’inverno risulta arginata. Questo articolo propone una veloce panoramica sulle serie comiche estive per intrattenervi tra un tuffo e una sfacchinata sotto il sole cocente. Vediamo con siffatte micro-recensioni quali serie potrebbero divertirvi in questo periodo, nonostante l’afa che vi spalma sui pavimenti fumanti.

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Curb your enthusiasm 

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L’HBO, sede di produzioni eccelse e racconti epici, trasmette da otto anni la commedia degli equivoci nata dalla vis comica di Larry David, già creatore di una sit-com leggendaria: Seinfeld. Protagonista di questa comedy da non perdere è lo stesso Larry, che interpreta il burbero se stesso alle prese con nevrosi, idiosincrasie, convenevoli, malumori e piccole grandi incomprensioni con i suoi simili. Siamo in California e la vita di questo ironico scrittore è piuttosto vuota: passa il tempo più a scusarsi con la gente che a lavorare. La caratteristica fondamentale della serie, infatti, è il gioco degli equivoci, nati dall’atteggiamento scherzoso e indelicato dello sceneggiatore ebreo, dal suo essere puntiglioso sulle parole e dalla sua permalosità, solo occasionalmente giustificata. I problemi di questo ricco bisbetico dello show business riguardano il suo rapporto conflittuale con la società borghese e ultra-civilizzata. Le discussioni nascono dalle piccole differenze con l’interlocutore, che possono riguardare razza, religione o semplici costumi sociali che servono a stanare l’arroganza di chi ha tutto e fa storie per niente. Allora se da una parte i malintesi generano sequenze a bordo dell’ilarità più classica, dall’altra il risultato è l’esplosione di litigi e battibecchi con chicchessia, che provocano allo spettatore risate chiassose, mentre la scena sfocia nell’isteria. E’ fondamentale sapere che gli attori (tra cui vari guest che interpretano se stessi) hanno a disposizione poco più che un canovaccio su cui improvvisano i dialoghi, un po’ come nella Commedia dell’arte, che ispira anche inaspettati approdi nella slapstick comedy (la comicità fisica). Un po’ Woody Allen, un po’ vecchio burbero in fila alle poste, Larry David ha bisogno di poche linee guida per confezionare episodi di innegabile divertimento, tra ego offesi, tran tran di karma negativo e turpiloquio onnipresente.

http://www.imdb.com/title/tt0264235/

Louie

l

Decisamente una delle comedy più interessanti degli ultimi anni, che diverte, sorprende e schiaffeggia lo spettatore. Niente risate finte, battute banali e stereotipi abusati: solo l’anima di un comico eccezionale (Louis CK, attore, scrittore, regista e produttore della serie) che si squarcia con onestà agghiacciante toccando tematiche delicate e soprattutto personalissime (nessuno al mondo parlerebbe dei suoi figli come Louis ha il coraggio di fare). La morte, la religione, la famiglia, il divorzio e le crisi di mezz’età lo tormentano appresso ad altri topoi immancabili, come l’aerofagia e l’intimità sessuale, trattati in maniera sempre brillante e perspicace.
Ogni episodio si divide generalmente in due parti, alternate da “intermission” dei suoi stand-up in piccoli locali che ci permettono di scoprire qualcosa in più sul processo di scrittura di un genio della comicità (spesso infatti questi “bit” comici sono legati alle sequenze di fiction, ma chiaramente ispirati dalla realtà, dalla SUA realtà).
 Ciò che sorprende maggiormente, rispetto alla già consolidata forgiatura comica di uno stand-up piuttosto conosciuto in America, è l’aderenza di Louis al ruolo di attore e regista.
 Come attore riesce ad essere esilarante, irriverente e senza peli sulla lingua, ma allo stesso tempo “vero”, carico di sensibilità e persino adorabile. 
Come regista riesce a sperimentare, giocare con il format ed esplorare con la camera, senza risultare approssimativo o pretenzioso, ma centrando sempre nel segno, guidato dalle emozioni e dalla tematica stessa, come se la scena si creasse da sola a partire dalle sue parole.
La serie è un gioiello (auto)biografico da apprezzare a più riprese, che inghiotte la malinconia di vivere e la risputa con l’ironia irriverente che solo un comico geniale può vantarsi di possedere. 
Chi poi non riesce a cogliere le critiche (più o meno) sottili alla società ha comunque a disposizione un consistente minutaggio di ilarità variegate, che pure soddisfa chi è stanco delle solite catchphrases e ovvietà di cui vivono alcune tra le comedy più famose. Fra tutte le serie citate nell’articolo, Louie è quella a cui dovete assolutamente dare una chance, perché è esilarante, bizzarra, legata alla squallore della realtà ma rilanciata nell’impalpabilità dell’eccesso comico.

http://www.imdb.com/title/tt1492966/

Wilfred

wilfred

E’ da poco iniziata su FX (stesso canale di Louie e It’s always sunny in Philadelphia) la versione americana di una black comedy australiana a dir poco sopra le righe. Protagonista è Elijah Wood, al tempo Frodo, che interpreta un nevrotico buono a nulla con ansie di vivere paralizzanti. Il nucleo del plot sta nel suo rapporto di discepolato con un cane che gli fa da mentore. Ciò che gli rende possibile il seguire i consigli di un cane è il fatto che lo vede come un uomo, semplicemente travestito da cane. Questa trovata surreale genera situazioni divertenti, spesso canine: noi spettatori seguiamo i due personaggi secondo il punto di vista di Elijah stesso che proietta la sua personalità repressa (istinto, es, inconscio e quant’altro) sul cane, facendo dire a lui, bestia australiana che vive d’istinto, ciò che non direbbe mai, dandosi forza per vivere la sua vita come avrebbe sempre voluto fare. Le teorie filosofiche ed esistenzialiste di Wilfred (il cane) provocano azioni e reazioni nel protagonista che, solo così, riesce ad affrontare le sue paure. Una comedy stramba e goliardica, ma allo stesso tempo incline alla riflessione. Ancora giovane, ma vi suggerisco di darle un’occhiata.

http://www.imdb.com/title/tt1703925/

Weeds / The Big C

nancy

Il canale via cavo Showtime (quello di “Dexter”, “Californication” ecc.) è famoso per le sue black comedy al femminile, dalle venature dark e dal linguaggio politicamente scorretto. Storie di donne forti ma problematiche che annaspano tra doveri, ostacoli e voglia di vivere, e lottano per imporre la loro individualità in un mondo caotico e spesso inospitale. Dopo il duetto “Nurse Jackie”-“United states of Tara” è arrivato il momento di Weeds – alla settima e forse ultima stagione – e di The Big C, al suo primo ritorno.

La maliziosa Nancy Botwin (Mary-Louise Parker), pigra e vedova, mantiene una famiglia disfunzionale spacciando marijuana. Si invischia in situazioni pericolose e più grandi di lei, riuscendo sempre a tirarsene fuori sfruttando la sua sensualità o il suo atteggiamento menefreghista, anche conosciuto come “Whatever: fai come vuoi, tanto so che mi accontenterai”. La comedy è sicuramente senior, quindi se non la conoscete vi consiglio di recuperare le sei stagioni precedenti (le prime tre sono ambientate nei sobborghi di plastica di Los Angeles tra soccer moms e impiegati falliti, mentre le tre consecutive sono dedicate al vagabondaggio e alla ricerca di stabilità nell’illegalità). Lasciati i borghesi e i messicani, questa settima stagione è ambientata a New York, tra (dis)unità di famiglia e arresti domiciliari, dopo che Nancy ha ironicamente pagato le conseguenze di un crimine che non ha commesso. La settima stagione possiede ancora quel senso di dispersione che permette ai personaggi di rapportarsi a situazioni diverse, pur rimanendo degli immutabili fuck-ups (o inetti). La comicità di Weeds emerge anche da dialoghi arzigogolati e storditi, pronunciati in situazioni familiari improbabili o di rischio mortale. Certamente un appuntamento immancabile per i tossici di serie tv. Più erba e più Nancy per tutti.

http://www.imdb.com/title/tt0439100/

linney

Seconda per la longevità e fascino, la serie che vede Laura Linney lottare contro un cancro mortale (la C maiuscola). L’argomento delicato apre scenari di riconquista dell’energia vitale, che si risveglia appieno nella protagonista Cathy proprio di fronte alla morte. L’ombra della malattia degenerativa pervade la serie senza abbassarne il tono sarcastico e permettendo a Cathy di diventare spontanea e godersi la vita (e lottare per essa) finché può. L’atmosfera dramedy tipica del canale non riserva sorprese, ma il talento della Linney e qualche sequenza catartica di rinascita malinconica forse valgono un tentativo.

http://www.imdb.com/title/tt1515193/

Hot in Cleveland/ Happily Divorced

clev

La programmazione della piccola TvLand è quella di un canale che gioca al ribasso, trasmettendo comedy di stampo classico, riprese addirittura in 4:3.
Hot in Cleveland è una sit-com vintage, alla sua seconda stagione, che ha come protagoniste tre donne over-40 che lasciano Los Angeles per trasferirsi in Ohio, stato meno incline all’eccesso narcisistico, dove sono ancora ritenute Hot, ovvero attraenti. La superficialità disperata delle protagoniste è già una promessa di commedia, rafforzata dalla presenza di Betty White, dinosauro della comedy americana ripresa davanti ad un pubblico live. La struttura è molto semplice e la chimica tra le quattro signore è innegabile, tanto che nei momenti migliori si sorvola facilmente sulla piattezza della trama abbandonandosi alle meccaniche esilaranti da sit-com vetusta. L’attrice di soap egocentrica, la divorziata adorabile, l’inglese sarcastica e la vecchia trasgressiva regalano quindi una perla ogni tanto, grazie a battute secche e deliri ben lontani dalla menopausa, senza avere la pretesa di dire qualcosa o lasciare un ricordo al pubblico, se non un sorriso spensierato. Ottima per chi d’estate viaggia a mente leggera.

http://www.imdb.com/title/tt1583607/

fran

A seguire di questa sit-com sorprendentemente riuscita (e piuttosto seguita dal pubblico americano), TvLand ha deciso di ripescare un altro caposaldo della sit-com made in USA: Fran Drescher, che ricorderete soprattutto per “La Tata”. La serie si intitola “Felicemente divorziati” ed è un tentativo autobiografico di rendere serializzata l’esperienza traumatica della Drescher, sposata ad un omosessuale represso per anni (moglie ed ex-marito sono entrambi produttori della serie, oggi). Il plot, se scritto da qualcun altro su un altro canale, sarebbe potuto risultare addirittura rinfrescante, intrigante o politicamente scorretto, ma la realizzazione è così banale e prevedibile da riportarci asfissiati e offesi negli anni ’80. Nonostante la simpatia di Fran e la sua recitazione teatrale sopra le righe, la serie soffre di uno script senza idee, che si accascia sempre sulla stessa questione: “Ho vissuto per 15 anni con un omosessuale, come ho fatto a non accorgermene?” e via con decine di riferimenti giurassici e stereotipati a cosmesi, icone gay, addobbi floreali e allusioni per niente sottili. Insomma si tratta di una versione ancora più stantia e goffa delle sit-com in stile Fran Drescher: l’ho nominata più per dovere di cronaca che per consigliarla. Ovviamente siete liberi di fare un salto indietro nel tempo e abbandonarvi a banalità rassicuranti, ingenuità pseudo-omofobe e mediocrità dilagante, ma non dite che non vi avevo avvisato.

http://www.imdb.com/title/tt1830622/

Futurama / Ugly Americans

futurama

Comedy Central, canale fattone per eccellenza, trasmette dall’anno scorso due serie animate piuttosto surreali, di cui una aveva già un pubblico affezionato che ha gioito alla notizia del suo ritorno, dopo uno iato considerevole allietato dalla pubblicazione di quattro film in dvd: Futurama: Bender’s big score, The beast with a billion backs, Bender’s Game e Into the Wild green Yonder.
Futurama, la serie ideata da Matt Groening (creatore dei Simpsons), prosegue la sesta stagione ritornando su pianeti di fantasia infestati da popolazioni pittoresche e conditi da avvenimenti improponibili, citazioni pop e comicità surreale o nera. Non è inedita al pubblico italiano, perciò non starò ad ammorbarvi con abbozzi di trame e presentazioni dei personaggi. Se la seguivate su Mediaset sarete contenti di poter proseguire il divertimento, se non la conoscete ma amate i cartoni animati che spaziano tra l’assurdo e il crudele, allora recuperatela!

http://www.imdb.com/title/tt0149460/

ugly

Figlia di quell’immaginario fantasy è pure Ugly Americans, metafora sull’emarginazione e il razzismo che racconta di un futuro potenziale in cui i mostri si affiancano agli esseri umani nella vita di tutti i giorni. La mitologia di questa serie animata pesca i personaggi dall’immaginario horror, dalla letteratura o dalla follia degli stessi autori; Zombie, demoni, vampiri, alieni, animali parlanti e altri scherzi della natura non chiedono altro che poter vivere tranquillamente ed essere accettati per quello che sono, un po’ come i succhiasangue di True Blood o, meglio ancora, le minoranze della vita vera. L’umorismo è affine a quello di Futurama e altri cartoon adulti, nonostante riferimenti più sporadici alla cultura pop di cui comedy come Family guy sono pregne. Il set è quello di un centro d’assistenza sociale dove i freaks raccontano i loro problemi, partorendo scenari comici dovuti alla disparità fra regole civili e nature istintuali, il tutto colorato da una trasposizione grottesca e spietata del meltin pot sovrannaturale.

http://www.imdb.com/title/tt1621748/


Childrens Hospital

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L’ospedale di Childrens (no, non dei bambini) è un covo di psicopatici, ricco di cliché da medical drama. Il canale è Adult Swim e la durata di ogni episodio si aggira attorno ai dodici minuti. Si tratta di una web-series demenziale di Robb Coddry trasformata in serie tv, in cui le apparizioni pacchiane ed esilaranti di guest star sono pane quotidiano (tra gli altri, Jon Hamm, Sarah Silverman, Eva Longoria e Megan Mullally). Childrens hospital non ha struttura, storyline stratificate né costanza narrativa, ma è la parodia scanzonata di prodotti celeberrimi come E.R., Grey’s Anatomy e decine di altri titoli ospedalieri seriosi, di cui si prendono in giro le emergenze assurde, i rapporti impulsivi tra personaggi psicolabili, i voice-over riassuntivi e melensi, i dialoghi banali e altre amenità stereotipate da serie tv. Decisamente divertente, la consiglio ad un pubblico consapevole delle dinamiche seriali e dotato di un senso dell’humour tendente alla demenzialità compiaciuta (ma non demente).

http://www.imdb.com/title/tt1325113/

A voi la scelta. Buone vacanze e buon divertimento.

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Pubblicato il 17 luglio 2011, in Recensioni generali, Serie Consigliate con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Wilfred lo sto seguendo…

    è spettacolare!!! lo consiglio anche io!

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