The Good Wife – la serie che non puoi proprio perdere

Sono diventata bravissima ad interpretare le espressioni facciali. Tutte le volte che chiedo a qualcuno “Hai mai visto The Good Wife?” la risposta sembra sempre quella: sopracciglio alzato, smorfia da “come-faccio-a-dirtelo” e occhi che sembrano domandare “Perché mi vuoi consigliare quella serie lì?” La realtà è che intorno a The Good Wife si è creato un alone di pregiudizio inquietante: non so se sia il titolo, che spesso viene associato per similitudine a Desperate Housewives, a creare l’impressione sbagliata, oppure se sia la trama di base che porta la gente a disinteressarsene completamente. Già, perché dire semplicemente quale sia l’argomento di questa serie può portare sulla strada sbagliata.

Facciamo una prova: The Good Wife parla di una donna che, dopo aver scoperto di essere così cornuta da non riuscire a passare nemmeno dal portone di casa, si ricostruisce una vita grazie alla sua laurea in legge, mentre il marito – ex procuratore – marcisce in carcere in attesa di giudizio per corruzione politica.

Ecco, riesco quasi a vedere le vostre facce.

Il problema è che The Good Wife è molto più di così, ma è difficilissimo da spiegare in una recensione: un po’ perché il rischio di “raccontare troppo” è sempre in agguato, un po’ perché i personaggi sono moltissimi e tutti costruiti ottimamente, ma a strati, puntata dopo puntata.
Questa è l’impressione che ho avuto sin dall’inizio dei primi episodi di questa serie: un quadro che, pennellata dopo pennellata, stava cercando di farmi capire qualcosa della natura umana.
Ma andiamo con ordine.

LA SERIE

Dopo la brevissima esperienza di In Justice, i coniugi King – Robert e Michelle – decidono che è ora di scrivere un’altra serie insieme. La premiere di The Good Wife va in onda sulla CBS il 22 settembre del 2009: contro ogni aspettativa, soprattutto per l’ennesimo legal drama, gli episodi vengono subito estesi dai 13 iniziali a 22 (con l’aggiunta, più avanti, di un 23esimo episodio) e questo consente di avere una prima, e successivamente seconda, stagione completa.
I King sono anche produttori esecutivi insieme ad altri, tra i quali figurano Ridley e Tony Scott (non esattamente i primi due che passavano per strada, ecco).

In un’intervista Michelle King racconta come nacque l’idea per questa serie:
[…] C’era stata una marea di questi tipi di scandali, da Bill e Hillary, a Dick Morris, a Eliot Spitzer, per nominarne qualcuno. Penso che stiano permeando tutta la nostra cultura. E c’era sempre questa immagine del marito lì in piedi che si scusa e la moglie che gli sta accanto. Penso che lo show sia iniziato quando ci siamo chiesti: “Che cosa stanno pensando?” E io e Robert abbiamo cominciato a parlarne da questo punto.

LA STORIA

Come dicevo prima, è difficilissimo raccontare la trama di questa serie senza scadere nel banale o dire troppo. Certo, potrei dirvi che non ho mai sentito parlare male di The Good Wife; o potremmo stare qui a elencare tutti i premi che ha vinto, grazie soprattutto ad un cast fenomenale.

E invece no, preferisco partire dall’inizio, da una sequenza della prima puntata che, se analizzata, racchiude fin da subito tutta l’essenza di questa serie.

L’episodio inizia a scandalo già in scena, proprio con quella dichiarazione in stile Clinton con cui Peter Florrick (Chris Noth, Mister Big in Sex & The City) si dimette dalla carica di Procuratore Capo di Cook County; Alicia (una splendida Julianna Margulies, Carole Hathaway in E.R.) è di fianco a lui, struccata, ma pettinata e vestita da “brava moglie”: quel tipo di donna che, in una tale circostanza, sembra avere come unico ruolo quello di mostrare quanto ami davvero il suo uomo, così tanto da stargli accanto nonostante tutto.

Proviamo a tornare alla domanda dei King: a cosa sta davvero pensando Alicia?

Mentre Peter parla, grazie a tocchi sapienti da parte della regia riusciamo ad intrufolarci nella testa di questa donna solo apparentemente calma: vediamo scene di sesso tra il marito e una prostituta; osserviamo insieme a lei il sudore sul volto del marito e l’ansia tradita dalla mano che stringe il leggio; e poi ecco, il colpo di genio che può fare innamorare di una serie.

Mentre Peter continua a parlare, Alicia vive dentro di sé una devastazione emotiva da reprimere il prima possibile, ma all’improvviso nota un filo sulla giacca del marito: ecco che torna in gioco la “brava moglie”, quella che stringe il nodo alla cravatta del suo compagno prima di andare a lavoro e che toglie i pelucchi dalle giacche; lei, donna tradita; lei, sempre e comunque moglie presente e al servizio di un uomo di potere. Alza la mano e sta per avvicinarsi alla manica della giacca, quando all’improvviso Peter, che ha appena finito di parlare, intercetta quella mano, la stringe nella sua e si avvia verso l’uscita.

Qui c’è tutta la metafora della “good wife, quella che deve essere presente nelle occasioni pubbliche e rendere il marito presentabile: ma quando questa facciata (la mano alzata per togliere il filo) viene mal interpretata e usata come se fosse un gesto affettivo davanti al resto del mondo (Peter crede che la moglie stia per prendergli la mano come solo una brava moglie saprebbe fare) qualcosa si spezza.

E’ solo quando rimangono da soli che lei lo guarda negli occhi e gli tira uno schiaffo in pieno volto: è solo qui che ci accorgiamo che Alicia non ha ancora detto una parola, ma, in realtà, ci ha già detto tutto.

La serie ci racconta ciò che avviene 6 mesi dopo questa scena.
Peter è in carcere e Alicia deve riprendere a lavorare, per questo si rivolge ad un suo vecchio compagno di studi che, insieme ad altri due avvocati, ha fondato la Stern, Lockhart & Gardner.
Ogni puntata si basa su uno o più casi che lo studio deve affrontare, ma la parte più strettamente legale non è mai separata dalla vita di Alicia: le due parti della serie si intrecciano costantemente, che sia una corrispondenza emotiva (comunque mai urlata nella sceneggiatura, ma evidenziata con estrema classe da scelte registiche ineccepibili) o un effettivo collegamento, dato dal fatto che lei è e rimane la moglie dell’ex procuratore.

GLI ALTRI PERSONAGGI

Il caso di Peter procede parallelamente e le vicende legali/politiche risultano sin da subito più complicate del previsto. Il nuovo procuratore Glenn Childs (Titus Welliver, MIB in Lost), non esattamente una bella persona, non ha alcuna intenzione di rendere più facile la vita ad Alicia, la quale porta il peso di un cognome pesante che riesce ad avere un’influenza – a volte positiva, a volte negativa, ma quasi sempre contro la sua volontà – sui casi da lei stessa affrontati.

Un altro osso duro per la nostra good wife è rappresentato dalla suocera Jackie (Mary Beth Peil, l’intramontabile nonna di Jen in Dawson’s Creek), ferma sostenitrice di Peter e comunque di grande aiuto per la gestione dei due figli di Alicia e Peter: due adolescenti alle prese con i problemi della loro età e con il fatto che le “rocambolesche avventure” del padre siano praticamente ovunque grazie a internet.

Nello studio legale, i personaggi sono quanto di meglio i King potessero creare.
Il già citato compagno di studi Will Gardner (Josh Charles, Dead Poets Society) e Diane Lockhart (Christine Baranski, attrice di lungo corso), gli unici due soci sempre presenti, costituiscono un’accoppiata lavorativa perfetta: capaci di essere incredibilmente divertenti (la risata di Diane è ormai leggenda), sono al contempo due professionisti che sanno mostrare le unghie tutte le volte che se ne presenti l’occasione. Inutile dire che Will e Alicia abbiano un passato alle loro spalle, perlopiù caratterizzato da un “bad timing”, una pessima tempistica che non li ha mai visti davvero insieme: tuttavia, prima di fare quelle facce e alzare il sopracciglio, sappiate che anche in questo caso nulla è come sembra e i King riescono ad affrontare la vicenda con originalità e delicatezza.

Alicia dovrà contendersi il posto con Cary (Matt Czuchry, Logan Huntzberger in Gilmore Girls), altro personaggio di spessore insieme alla meravigliosa Kalinda (Archi Panjabi), investigatrice dello studio legale, la cui descrizione a parole non renderebbe giustizia neanche se parlassi di lei per le prossime 100 righe (stesso dicasi per Eli Gold, di cui non si può dire nulla se non a rischio spoiler, ma credetemi quando vi dico che uno dei motivi per cui vedere The Good Wife è proprio lui).

COSTRUZIONE DEI PERSONAGGI

Se c’è una cosa che questa serie è in grado di insegnare è proprio la costruzione dei personaggi. Come dicevo, non c’è fretta di far capire subito chi sia chi, né di etichettare o di incasellare qualcuno cercando di farci empatizzare subito con lui o lei; non esistono vittime o carnefici e la stessa Alicia si ritroverà a prendere delle decisioni discutibili che la renderanno, proprio per questo, ancor più umana.

Ciò che sorprende è che ogni personaggio, anche chi compare in un solo caso, riesce a conquistare il pubblico, nel bene o nel male: i King sono così maledettamente bravi da farci credere che questo o quel personaggio diventerà regular, o quantomeno di frequente passaggio, proprio perché difficilmente si è abituati ad una tale cura per dei personaggi secondari. E invece sta proprio qui la genialità: tutti sono importanti, tutti meritano un approfondimento, dalla protagonista alla comparsa.

Esistono, poi, personaggi ricorrenti, come i giudici, ed ognuno di loro ha delle caratteristiche specifiche: c’è quello che non tollera i cellulari in aula, quella che ha la fissa per determinate formule di linguaggio, quello buonista e quello perfido.
Ci sono avvocati bastardi ma simpaticissimi e ci sono le finte stupide che riescono per questo a conquistare la giuria. E poi c’è Michael J. Fox, che vale da solo il prezzo del biglietto.
Ciascuno di loro ha un suo posto all’interno della serie, anche se compare poche volte nell’arco di una stagione.

Infine, due parole su Alicia Florrick.
Parte della sua bellezza deriva dalla sceneggiatura, ma ciò che rende il suo personaggio davvero unico è la magistrale bravura di Julianna Margulies: una donna in grado di esprimere un mondo di emozioni e di sentimenti con un semplice sguardo o un sopracciglio alzato; bellissima proprio perché manifesta tutti i suoi anni (45 da poco compiuti) senza ricorrere a magie da chirurghi e soprattutto perché è in grado di recitare con una sua sola ruga meglio di tante altre attrici che si vedono in giro.

Sappiate una cosa: in 46 episodi delle prime due stagioni, The Good Wife non ha mai perso un colpo. Non so di quante serie si possa dire altrettanto.
Vi ho convinto?

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 7 luglio 2011, in Recensioni generali, Serie Consigliate, The Good Wife con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Mettiamola in lista….

  2. xfaith84 io adoro le tue recensioni! sono sempre favolose, interessanti e al contempo divertenti. in questo caso poi devo dire che te la sei cavata magistralmente dicendo esattamente quello che penso anche io di una serie impeccabile come è the good wife. spesso mi domando perchè questo tv show non sia stato, qui in italia, apprezzato come meriterebbe, ma continuo a sperare che le cose cambiano e che faccia presto breccia nel cuore del grande pubblico (per quanto sa difficile vista la collocazione che gli è stata data nel palinsesto italiano, e non aggiungo altro…). ancora complimenti per aver elogiato questa serie come io non sarei stata in grado di fare, attendo la tua prossima recensione

  3. Ciao Giorgia, grazie mille per le tue parole! Sono contenta che ti piacciano le mie recensioni =)
    Per quanto riguarda The Good Wife, lo ritengo davvero un gioiellino a torto sottovalutato: basterebbe iniziarlo per capire cosa ci si perde! E del palinsesto italiano non parliamo neppure…serie che in USA sono seguitissime, qui sono semi-sconosciute non perché non attirino pubblico come prodotti, ma proprio perché la gente non sa nemmeno che esistono! E’ davvero un peccato…
    grazie ancora per il tuo commento!
    alla prossima recensione!
    🙂

  4. è una delle pochissime serie che sono riuscita a rivedere… di solito non ho nè tempo né voglia di riprendere in mano un telefilm già visto; in questo caso ho fatto benissimo. ho approfittato di ogni momento libero per divorare gli episodi, notando nuovi particolari, assaporando le scene come se fosse la prima volta. è un’opera valida. non voglio osare troppo; non voglio dire che è c’è del genio artistico (però…) ma è sicuramente intrattenimento intelligente. una serie che per ora non tradisce (ah-ah:)) lo spettatore, non sputtana la trama per esigenze di produzione. in più gli attori sono abbastanza favolosi! in realtà TGW ha una piccolissima pecca, ma visto che è una mia fissazione personale, gliela perdono ampiamente e non la menziono nemmeno.

    • eh ma ora sono curiosa =)
      non ti preoccupare, di fissazioni ne abbiamo tutti, ma non è detto che non sia una valida critica!
      per il resto sono assolutamente d’accordo con te!

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