Game of Thrones 1×10 Fire and Blood

Eccoci arrivati alla conclusione della serie più attesa e, probabilmente, più apprezzata di quest’inizio di 2011. Una serie che mi ha appassionato come solo poche altre erano riuscite a fare (Lost, Battlestar Galactica) grazie, soprattutto, ai personaggi multisfaccettati, sempre interessanti ed ottimamente caratterizzati. Non ho potuto non seguire con enorme trasporto emotivo le loro vicende, gioendo e soffrendo per questo e quel personaggio, mentre mi affannavo a rincorrere le trame sempre più intricate che si svolgevano intorno al Trono di Spade, in un susseguirsi di scene sempre più splendide.
Questa prima stagione, nonostante la presenza di alcuni difetti abbastanza evidenti (come, ad esempio, il carattere forse troppo espositivo di alcuni dialoghi) è stata di una qualità complessiva elevatissima. Ovviamente, viste le premesse, questo finale, sebbene un po’ atipico, non poteva essere da meno.

Quello che ci si aspetta da una season finale, rispetto ad un qualsiasi altro episodio di una serie, è un maggior numero di sconvolgimenti e colpi di scena. La struttura di un episodio finale di solito dovrebbe presentare da un lato la chiusura del ciclo narrativo che ha caratterizzato la stagione corrente, dall’altro l’inizio di un nuovo ciclo per la successiva. “Fire and Blood” si discosta da questo schema tipico: non chiude nessun filone narrativo in sospeso ma, invece, privilegia, rimescolando un po’ le carte in tavola, la costruzione delle trame che contrassegneranno la prossima stagione. Un finale sicuramente molto diverso da quelli a cui ci ha abituato la serialità televisiva, senz’altro dettato dalla volontà degli sceneggiatori di rimanere il più possibile fedele al testo originale.

Più che ad una season finale, sembra di essere di fronte quasi ad una season premiere anticipata dove si respira aria di un nuovo inizio. Questo perché, forse, la vera chiusura c’è già stata con la morte di Eddard Stark nel finale dello scorso episodio (1×09 “Baelor”). Il momento in cui viene mozzata la testa al lord di Winterfell rappresenta il primo vero spartiacque di questa storia. All’inizio della stagione c’è stato presentato un mondo, o meglio un regno che, sebbene perennemente avvolto da una serie di numerosi intrighi, scandali e oscuri segreti, attraversava da diversi anni un lungo periodo di pace. Una pace ottenuta dopo la vittoria di Robert Baratheon e Eddard Stark contro il Mad King che ora, con la morte dei due paladini, crolla miseramente dando inizio ad una nuova fase della storia caratterizzata da una nuova generazione d’eroi: Daenerys, Jon Snow, Arya, Sansa e Robb. Saranno loro, presumibilmente, i protagonisti del futuro dei sette regni ed è proprio su di loro che è incentrata questa decima e ultima puntata della stagione.

So I’ll only ask you once, Lord Snow: are you a brother of the Night’s Watch or a bastard boy who wants to play at war?”

Circondato da ex stupratori, criminali e figli ripudiati, Jon Snow è uno dei pochi ad aver scelto volontariamente di entrare nell’antico ordine dei Night Watch.  La confraternita per lui rappresentava il luogo da cui poter ripartire con una nuova vita dove non contassero più le sue origini (per quanto possa essere un figlio di un Lord potente e stimato, un bastardo agli occhi del mondo rimane sempre un bastardo), ma le imprese che avrebbe compiuto come un valoroso servitore del Reame.
Nel corso degli episodi, però, lo abbiamo visto dubitare sempre di più della strada che ha intrapreso; dubbi che si sono accentuati da quando il fratello Robb ha deciso di partire in guerra contro i Lannister.
E’ facile rimanere fedeli all’onore quando non si ha nulla da sacrificare, gli aveva detto il maestro Aemon Targaryern nello scorso episodio, ma è quando si viene messi alla prova che emerge davvero quale sia la scelta giusta: il dovere o la famiglia? Rimanere nei Night Watch o raggiungere Robb in guerra, diventando così un disertore?
Solo grazie all’intervento dei suoi amici, Jon decide di lasciarsi alla spalla il passato accettando davvero finalmente la sua nuova vita.
La scena toccante dove Samwell, Pypar e Glenn recitano il giuramento intorno a Jon è una scena importantissima: attraverso le parole dei suoi amici, Snow giura anch’egli di nuovo, questa volta definitivamente, la sua fedeltà ai guardiani della notte “for this night and all nights to come”.
Ad attenderlo ora c’è una guerra forse addirittura più importante rispetto a quella che si accinge a combattere Robb: “When dead men and worse come hunting for us in the night, do you think it matters who sits on the Iron Throne?” Il pericolo vero si nasconde al di là della barriera ed è lì che i guardiani della notte, guidati da Joer Mormont, decidono di dirigersi, e Jon è con loro.

“Which do you favor: Your fingers or your tongue?”

A Joffrey Baratheon erano bastati davvero pochi istanti nel primissimo episodio per risvegliare in noi fan un profondissimo disprezzo. Jack Glesson, con quel ghigno sadico perennemente stampato in volto, era riuscito in pochi secondi a farci capire che se c’era un personaggio che bisognava odiare fin dall’inizio era proprio quel ragazzino spocchioso dai capelli d’oro. Arrivati a fine stagione possiamo affermare che la prima impressione era quella giusta.
Con la morte di Re Robert, Joffrey pareva inizialmente dover ricoprire, per via della sua età e la mancanza di maturità, il ruolo del sovrano-burattino controllato in realtà dalla madre Cersei, a cui spettava il compito di muovere effettivamente i fili del regno. Anche Tyrion, il più acuto dei Lannister, appena udita la notizia, sembrava essere di questo avviso (“Robert is dead, Joffrey rules” “My sister rules you mean.”).
In questi due ultimi episodi è emersa, però, una realtà ben diversa: Joffrey non è un fantoccio, anzi è un sovrano-fanciullo capriccioso e viziato in possesso di un potere pressoché assoluto; un potere che non intende usare in modo saggio e diplomatico, ma, al contrario, lo esercita in maniera violenta e brutale, senza farsi scrupoli o rimorso alcuno quando si tratta di decapitare e mutilare qualcuno che non gli aggrada.
La stessa Cersei, che fino ad ora avevamo visto fiera e sicura di sé, sembra intimorita e sottomessa alla volontà del figlio. Lo percepiamo nella scena ambientata nella sala del trono dove ci appare con uno sguardo rassegnato in disparte. Quando il figlio si rivolge a lei per lasciarle il comando, lo fa con un tono di superiorità come se si stesse rivolgendo ad un consigliere qualsiasi anziché ad una considerata una sua pari.

“Half wrong”

Tywin Lannister, da diversi chilometri di distanza, intuisce come si sta evolvendo la situazione nella capitale e decide quindi di prendere delle contromisure: nomina Tyrion Hand of The King in sua vece e lo invia a King’s Landing per riportare alla ragione il perfido Reuccio ponendo fine a questa “follia e stupidità” (“madness…madness and stupidity”). Il Lord di Castel di Granito dopo aver passato anni a vergognarsi e a maltrattarlo, in uno dei suoi momenti più difficili (con Jamie prigioniero di Robb), finalmente sembra rendersi conto delle qualità del figlio (“I always thought you were a stunted fool. Perhaps I was wrong”).
La missione dell’Imp, visti i trascorsi con il nipote, non è per nulla facile: questa volta tre sberle potrebbero non bastare per mettere in riga Joffrey (e forse neanche 10 minuti).

“What’s your name?” “Arry”.

Il mondo di Game of Thrones, creato da Martin, è governato da regole e da convenzioni sociali rigidamente patriarcali, tipicamente ispirati a quelle della società feudali. Le donne non hanno nessun potere e spesso vengono usate e trattati dagli uomini come merce di scambio per siglare alleanze e ottenere favori. Ci sono, però, due personaggi, ovviamente entrambi donne, che non vogliono sottostare a questo stato di cose e si ribellano, affermando con forza la loro libertà e indipendenza: una è Daenerys, di cui parleremo più avanti, e l’altra è la piccola Arya Stark.
Arya, nonostante sia nata femmina, ambisce ad un destino che in quel mondo appartiene solo agli uomini. A lei non interessa diventare una dama di un castello, data in sposa ad un Lord di prestigio. Vuole, invece, essere una guerriera libera di vivere tante avventure: non le interessa vestire eleganti abiti di corte, preferisce piuttosto i soliti quattro stracci sporchi che la fanno sembrare una mendicante del popolo, e alle lezioni sull’etichetta e le buone maniere la piccola Stark predilige di gran lunga una bella lezione di danza di Syrio e le sue spade di legno. E’ simbolico come ora, dopo aver perso il padre, la sua salvezza dipende moltissimo dall’essere scambiata per un maschietto.

“Do you want to see the rest?” “If it please Your Grace”.

Abbiamo imparato a conoscere Sansa come una ragazza superficiale e presuntuosa interamente concentrata al suo futuro ruolo di regina. Dopo aver assistito alla morte del padre, ordinata proprio da quel che Re che dovrebbe amarla, la ragazza è costretta ad affrontare una realtà brutale che è completamente diversa dalle sue fantasie da bambina ingenua. King’s Landing non è posto per fanciulli, così Sansa, se vuole sperare di sopravvivere a questo mondo così spietato, è obbligata crescere in fretta.
Di fronte alle angherie di Joffrey, Sansa è inizialmente spaventata e fragile ma poi trova dentro di sé uno scudo proprio nei suoi modi cortesi da piccola lady che le sono stati insegnati fin da piccola per diventare regina. Questa sua condotta di comportamento, usata con tono sarcastico di sfida, la fa apparire più forte agli occhi di Joffrey, riuscendo a disorientarlo.
Purtroppo per la povera Sansa questo è solo l’inizio, le prove che dovrà affrontare a corte saranno, probabilmente, sempre più dure.

The King in The North!

Uno dei picchi della puntata è certamente la proclamazione di Robb come “Re del Nord”. Un avvenimento che passa un po’ in secondo piano rispetto al finale, ma che appare comunque parecchio rilevante per quelle che saranno le dinamiche della prossima stagione. Robb è riuscito con questa sola mossa a cambiare le sorti della guerra: catturando Jaime Lannister (aka Azzurro), infatti, ha rotto l’assedio a Riverrun mandando in rotta l’esercito comandato dal biondino. Adesso Tywin Lannister, con metà delle sue forze iniziali, è accerchiato da ben tre fronti: a Sud i due fratelli di Robert, Ranley e Stannis Baratheon, e a nord Robb Stark che ora sembra in vantaggio.
C’è grande attesa per le battaglie che dovremo vedere nella seconda stagione, speriamo che il budget permetta una realizzazione qualitativa degna dell’epica di questa serie.

“I am Daenerys Stormborn, of House Targaryen, of the blood of Old Valyria. I am the Dragon’s daughter.

Daenerys è di sicuro il personaggio che ha avuto l’evoluzione più articolata e costante nel corso della stagione: inizialmente usata come merce da suo fratello Viserys per ottenere un esercito, Dany è riuscita a diventare in breve tempo una fiera Khaleesi del popolo dei Dothraki. Il suo arco narrativo sembrava già ben delineato, tanto che noi tutti, ignari non-lettori, pregustavamo già l’arrivo suo e di Drogo a Westeros con 40mila guerrieri Dothraki pronti a prendere a calci nel sedere tutto e tutti (Joffrey in primis, magari). Ma mai dare niente per scontato in Game of Thrones, per quanto un personaggio possa sembrare importante non è detto che lo sia davvero e che quindi vivrà a lungo.
L’esistenza dei personaggi è sempre precariamente appesa ad un filo, basta un cinghiale o, addirittura, una ferita infetta per far crollare tutto nell’abisso. Proprio questo succede a Daenerys che in un colpo solo perde tutto: Drogo e il figlio Rhaego, portati via dall’inganno della strega Mirri Maz Duur, e con loro tutto il Khalaser ad eccezione del fedelissimo Jorah e di pochi servitori.
Proprio in questo momento difficile Daenerys dimostra quanto forza e sicurezza racchiude dentro di sé. Da Khaleesi lei era acclamata e amata da tutti, ma questo suo potere derivava solo dal legame con Drogo; ora è lei in prima persona che riesce in tutta la sua fierezza ad emanare tale potere. Un’Emilia Clarke a dir poco magistrale ci trasmette perfettamente la consapevolezza e la passione di questa Daenerys così diversa dalla ragazza fragile che avevamo visto in “The winter is coming” (1×01).
La scena finale, accompagnata da un maestoso brano di Ramin Djawadi, è semplicemente epica! Come una fenice, Daenerys riemerge dalle ceneri della sua vecchia vita, rappresentata dalla pira funeraria di Drogo, con accanto tre draghi appena nati. Jorah e quel che rimane del vecchio Khalasar s’inginocchiano intorno a lei in venerazione, mentre il piccolo drago urla al mondo con tutta la rinnovata forza della sua razza.

Come ho detto sopra, season finale un po’ diversa dagli standard ma, comunque, superlativa. L’unico difetto è forse la presenza della scena dedicata a Paycelle: non perché poco importante, anzi, ma perché spezza il ritmo della narrazione. Sarebbe stato opportuno collocarla in un altro episodio. Stessa cosa si potrebbe dire della scena con Varys e Littlefinger, anche se, in verità, quest’ultima l’ho trovata assai più gradevole della prima, specie per lo scambio di battute taglianti fra i due.

Per quanto riguarda la prima stagione nella sua interezza, Game of Thrones non tradisce per niente le attese, anzi le supera ampiamente. Visivamente magnifica, tecnicamente impeccabile e con un cast di prima grandezza (in particolare Peter Dicklage, Emilia Clarke e Aidan Gillen), questa serie si candida ad essere una delle pietre miliari della televisione americana nei prossimi anni. Nell’attesa dei vari Breaking Bad e Boardwalk Empire, Game of Thrones può essere considerata la “migliore finora” di questo 2011.

Voto episodio 9,5

Voto Stagione 9,5/10-

Annunci

Informazioni su Joy Black

Recensore Seriale e Hand of The King del blog di Seriangolo. Ha amato ed ama tuttora alla follia Lost, millantando di aver visto ogni episodio almeno 17 volte (in realtà sono molte di più). Proprio seguendo la creatura di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse, nasce in lui la passione per il mondo della serialità americana. Le sue serie preferite sono, oltre ovviamente a Lost, Battlestar Galactica, Breaking Bad e Game of Thrones. Altri suoi interessi sono i fumetti, il cinema e il wrestling. P.s. Di solito non parla in terza persona, ma in questa occasione fa figo.

Pubblicato il 4 luglio 2011, in Game of Thrones, Recensione episodi, Recensione finale di stagione con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Completamente daccordo con tutta la recensione 😉

  2. Tra glia attori che si sono distinti aggiungerei anche un grande Sean Bean

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: