The Killing: 1×13 – Orpheus Descending

Ed eccoci qui, a commentare questo tredicesimo giorno di indagini a Seattle, rimanendo ad occhi sgranati per un bel finale di puntata che rende l’attesa per la seconda stagione molto più sentita di quanto mi aspettassi. Vediamo cos’è successo e poi commentiamo insieme questa season finale dal titolo sinistro, “Orpheus Descending”.

Linden riesce a uscire incolume dalla casa del consigliere e dice a Holder di tenerlo d’occhio. I due detective, ricontrollando la macchina dell’assassino, si accorgono che c’è qualcosa che non va con la benzina nel serbatoio: sembra infatti che il colpevole abbia fatto rifornimento prima dell’assassinio. I due allora tentano di rifare la strada che aveva fatto l’omicida e scoprono il benzinaio dove aveva rabboccato. Entrando nel bosco e ritrovano una scarpa, probabilmente di Rosie. Mentre tentano in tutti i modi di incriminare Richmond, ecco che Holder mostra la foto del politico proprio dove non doveva essere, e cioè al volante della macchina nera. Mentre Linden è finalmente in aereo per partire alla volta di Oakland, riceve una chiamata che cambierà le carte in tavola. Nel frattempo Belko, accecato dalla rabbia, sta per sparare al neo arrestato Richmond.

Ero in attesa di vedere come sarebbe finita questa prima stagione, soprattutto dopo la notizia che ci sarebbe ufficialmente stata la seconda. La puntata come al solito è confezionata molto bene, e non ci sono parti noiose in cui ti verrebbe voglia di andare oltre, come forse succedeva con le parti politiche delle primissime puntate. Ero sicuro ci sarebbe stato il colpo di scena finale, ma non riuscivo ad immaginare quale sarebbe potuto essere. E credo che gli autori abbiano colto nel segno: per la prima volta nella storia di The Killing, infatti, Sarah Linden viene palesemente gabbata dal giovane Holder. Ovviamente non ci è ancora dato sapere il movente di questo comportamento da parte del detective, ma quello che dice alla fine mi sembra chiarificatore di una cosa: tutto è stato organizzato per colpire il Consigliere in funzione politica. Quindi tenderei ad escludere un suo coinvolgimento nell’omicidio di Rosie e lo collocherei più nell’ambito della sporca campagna elettiva di Seattle.

Detto questo, va sottolineata l’unica cosa che mi ha lasciato un po’ allibito, e cioè il modo con cui la Linden si fa beatamente intortare dal collega. All’inizio di puntata, infatti, vediamo i due che ispezionano di nuovo la macchina in cui era stata ritrovata Rosie, e Linden si sofferma sul particolare dei vetri oscurati. Quando alla fine Holder porta la foto incriminante, si vede chiaramente la faccia del Consigliere oltre il parabrezza. Voglio dire, ma non le è venuto il minimo dubbio che le foto potessero essere false? Ecco, questa è una cosa che sinceramente non mi spiego. Questa scelta della Linden di passare sopra il particolare può essere dettata solo dalla rabbia che prova e che aveva esternato proprio al politico, inducendo Gwen a passarle le foto compromettenti che le aveva dato nella scorsa puntata il Sindaco.

Ma “Orpheus Descending” non vive solo del finale, ci sono molte altre parti che portano a riflettere.
La prima è l’incontro tra Stan e la moglie di Ahmed in ospedale. E’ interessante rendersi conto che in effetti i due non si sono mai incontrati prima d’ora, anche se le loro vite sono intrecciate come nemmeno sospettano. Stan dimostra ancora una volta quanto fosse attaccato a Rosie, dicendo alla ragazza incinta che lui è padre di tre figli, anche se una non la rivedrà mai più.
La seconda scena è quella che riguarda Linden e Holder nel bosco, dopo aver trovato una scarpa di Rosie: il discorso che fa Sarah sulla scelta sbagliata che fece Rosie nello scappare sottolinea quanto la vita sia ingiusta e come, molte volte, ti prenda quasi in giro. Sarebbe bastato che Rosie fosse scappata verso ovest piuttosto che verso est e probabilmente sarebbe ancora viva.
Altro punto importante è la situazione psico-fisica di Mitch, la persona che ha sofferto di più in tutta questa storia. Il dolore è troppo grande da affrontare, e decide che è meglio andarsene da quella casa per un po’: sarà un altro duro colpo per i suoi due figlioletti.
L’ultimo colpo di scena ce lo riserva Belko. Devo essere sincero, quando ho visto che preparava la pistola ho pensato subito che si volesse uccidere; invece vediamo come il desiderio di vendetta sia più forte e, negli ultimi fotogrammi, si avvicini al Consigliere per ucciderlo. Non so se riuscirà ad ammazzarlo o meno, ma Richmond è un altro capro espiatorio di una situazione molto più intricata di come appariva all’inizio. Restiamo quindi in attesa della seconda stagione, chiedendoci ancora chi abbia ucciso Rosie Larsen e se quel senso di colpa che si leggeva negli occhi di Sarah Linden sull’aereo non la faccia ritornare subito a Seattle per mettere la parola fine a tutto questo. In mezzo a tutti questi interrogativi, una certezza ce l’ho: la pioggia di Seattle un po’ mi mancherà.

VOTO: 8

VOTO ALLA STAGIONE: 7,5

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Informazioni su dezzie86

Avendo sempre avuto delusioni nei rapporti col gentil sesso, si è tuffato nel mondo della finzione filmica (tv e non), partendo da Lost, passando per Fringe e Breaking Bad, arrivando a Dexter. Guarda tutto quello che c'è di guardabile (ebbene sì, ha visto anche tutto Flash Forward), cercando il senso della vita in una pellicola cinematografica. Si diletta a scrivere recensioni di serie tv, sperando un giorno di precipitare con un aereo su un'isola misteriosa, piena di botole nascoste. E' stato fidanzato per qualche anno con Evangeline Lilly, ma lei non l'ha mai saputo. Sapete, la distanza. Raccoglie citazioni improbabili di chiunque, ha letto il 95% di quello che ha scritto Stephen King e non ha ancora trovato il senso della vita... ma Dexter Morgan gli sta dando qualche bella dritta.

Pubblicato il 23 giugno 2011, in Recensione episodi, The Killing con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. capro espiatorio! a parte questo bella recensione!

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