The Killing – 1×12 Beau Soleil

Dopo una puntata come quella di settimana scorsa, praticamente uno stand-alone che indaga in profondità gli animi di Linden e Holder, il caso Rosie Larsen torna ad imporsi prepotentemente con un episodio in cui succedono più avvenimenti di rilievo che in tutto il resto della serie. Vediamo nel dettaglio cosa è accaduto in questa Beau Soleil.

Le diverse storyline cominciano lentamente ad incontrarsi e a dare delle risposte a quesiti lasciati in sospeso nelle puntate precedenti.

Innanzitutto la parte politica: Richmond riceve un aiuto imprevisto – ma ovviamente benaccetto – quando la campagna del suo avversario subisce uno stop che, visto il tenore della serie, non può che essere di natura macabra. Il ritrovamento di un teschio nella zona del porto blocca l’intero progetto del sindaco uscente e i sostenitori cominciano a rivolgersi in massa a Richmond.
Già comincio a chiedermi quanti omicidi siano davvero in ballo in questa storia: solo quello di Rosie o dobbiamo tenere a mente il ragazzino della puntata scorsa e questo teschio?

Ma sono i suoi collaboratori a darci, per via indiretta, le informazioni migliori.
Jamie  va a casa di Tom Drexler, l’uomo dei 5 milioni di dollari: i riferimenti di quest’ultimo alle ragazze del Beau Soleil – sito internet di escort – e alla mancata presenza di Richmond a festeggiare – “Richmond and me and baby makes three” – gettano una luce nuova sul candidato che fino ad oggi ci era apparso come Mister Perfezione, così come la riflessione dello stesso Drexler sui soldi dati al candidato sindaco; è evidente, infatti, che persino Richmond sappia quanto una donazione di quel calibro possa influenzare le sue scelte future, perché nessuno dà niente per niente, men che meno per un canestro riuscito.
Gwen è alle prese con quelli che sembrano i soliti tentativi per screditare politicamente un candidato, ma la realtà è molto più complicata di così. La scena vista nella 1×10 I’ll let you know when I get there, quella in cui Rosie Larsen saluta Richmond pubblicamente, trova la sua spiegazione proprio sul finire di questo episodio, quando, insieme a Gwen, vediamo anche noi le foto che mostrano i due in compagnia, questa volta non più così pubblica.

Passiamo quindi ai Larsen.
Quella che sembrava all’inizio della serie una famigliola classica colpita da una tragedia, si rivela molto meno tradizionale del previsto.
Se già avevamo scoperto in precedenza i loschi affari di Stan, il suo passato non proprio da santo e i suoi debiti, in questa puntata emergono altre due vicende. Terry, l’amorevole zia che si occupa di giorno dei suoi due nipotini, di notte è una escort della Beau Soleil; Rosie, l’innocente ragazzina che ci viene presentata ad inizio stagione, era un’adolescente che aveva aperto un conto – con la carta d’identità della zia – in cui versava costantemente soldi che una ragazza della sua età non avrebbe dovuto avere; senza contare che dal suo computer risultano moltissime visite al sito di escort in cui campeggia una foto della zia.

Prima riflessione: così, su due piedi, direi che Rosie non era una escort. Certo, c’è qualcosa che non torna con tutti questi soldi, ma se c’è una cosa che The Killing ci ha insegnato è che non dobbiamo mai credere a quello che ci mostrano – spesso perché ce lo demoliscono nei primi 2 minuti della puntata successiva.
Risolviamo, però, il quesito del funerale, ovvero perché il padre di Jasper non avesse risposto al saluto di Terry: probabilmente era stato un suo cliente. Potrebbe essere coinvolto nell’omicidio?

Infine, i coniugi Larsen. In realtà credo di riuscire a comprendere entrambe le posizioni. Ha ragione Stan quando dice che lui si trova dove si trova perché si è assunto la responsabilità di ciò che ha fatto, a differenza della moglie che lo ha praticamente implorato di ammazzare Bennet – a proposito, notizie su questo pover’uomo? No?
Ma ha ragione anche Mitch, che non riceve le risposte di cui ha bisogno – perché suo marito fosse tornato in contatto con Janek – e nemmeno una motivazione sufficiente a spiegare dove siano spariti tutti i risparmi (presumibilmente nella nuova casa acquistata prima della morte di Rosie). Dure, ma direi comprensibili proprio per questo, le sue reazioni sia con la sorella che con Belko.

In ultimo, Linden e Holder. I postumi della puntata precedente riemergono solo nell’incontro con il padre di Jack e vorrei dedicare 30 secondi di applausi a Holder, che educatamente se ne va per poi ritornare con un finto ingenuo “Am I interrupting?” che ci mostra la sua necessità di proteggere Linden, ormai diventata per lui un’amica.
Le indagini, ovviamente, ripartono proprio dalle ultime immagini dell’episodio precedente, quelle di Rosie che si reca al bancomat del casinò indiano Wapi Eagle poco prima dell’omicidio. Le ricerche sul computer della ragazza e le informazioni avute da Terry ci portano a scoprire l’esistenza di una escort, tale Celine, che sul forum del sito Beau Soleil metteva in allerta tutte le altre ragazze riguardo ad un certo Orpheus e alle sue inquietanti domande riguardo a cosa si provi ad annegare.
Celine sa benissimo chi sia Orpheus, ma sa altrettanto bene quanto sia pericoloso farne il nome, così se ne va dall’albergo in cui Holder l’ha incontrata senza dire una parola a riguardo.

Il finale dell’episodio, pur presentando una struttura non particolarmente originale, riesce nell’intento di aumentare la tensione della duplice scoperta da parte di Holder e di Linden riguardo alla vera identità di Orpheus (ma anche triplice, se consideriamo Gwen e le foto). Infatti, mentre Holder riceve una telefonata da Celine che decide di rivelare chi sia davvero l’uomo conducendolo davanti a dei manifesti politici, Linden si trova a casa di Richmond per saperne di più su Drexler; i suoi tentativi di raggiungere l’anonimo Orpheus tramite delle mail con la frase più abusata della storia – I know what you did – danno finalmente i loro frutti e un collega la avvisa dell’avvenuta ricezione. Ma è proprio quando lei chiede di mandare nuovamente il messaggio che, nella casa del candidato sindaco, si sente il trillo della mail ricevuta.

Lo schema, come dicevo, è abbastanza scontato e si potrebbe obiettare che la scoperta in contemporanea dei due agenti e il computer acceso a casa di Richmond siano delle coincidenze un po’ troppo fortuite; ciò non toglie che il risultato sia comunque buono e che il finale, con l’ombra di Richmond all’ingresso dello studio, sia riuscito nell’intento di farci provare un po’ di sano terrore per le sorti della Linden e dei suoi adorabili maglioni.

Un paio di riflessioni. Sul computer arrivano non solo mail per Orpheus, ma anche per il candidato sindaco; questa leggerezza da parte di Richmond, unita all’abitudine di The Killing di accusare prima o poi più o meno tutti, mi porta a pensare che non sia lui l’assassino di Rosie. La questione dell’annegamento potrebbe essere legata alla morte della moglie, deceduta per un incidente di cui però non sono ancora chiare le dinamiche; sappiamo che venne colpita da un’ubriaca al volante, ma nient’altro. Da ricordare, però, come nella terza puntata, El Diablo, qualcuno della stampa gli avesse chiesto esplicitamente se l’omicidio di Rosie gli ricordasse quello di sua moglie: “Does it remind you of what happened to your wife, councilman?

Non ci resta che aspettare la prossima, ultima, puntata di stagione, con la certezza che a questa ne seguirà una seconda l’anno prossimo.

Voto: 8- (il meno è dovuto alla scarsa originalità dell’ultima parte)

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 18 giugno 2011, in Recensione episodi, The Killing con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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