The Killing: 1×10 – I’ll Let You Know When I Get There

Comincia a stringersi il cerchio attorno al mistero che avvolge l’omicidio di Rosie Larsen. In questa 1×10 si intravede la possibilità di un finale inaspettato, visto che si aprono degli scenari estremamente interessanti. Vediamo quindi nel dettaglio quello che succede in “I’ll Let You Know When I Get There”.

Mitch dice a Stan del grave errore di valutazione che hanno fatto e quest’ultimo decide di costituirsi. Sarah viene avvertita dall’amica da cui alloggia che Jack non ha un comportamento consono e allora la detective decide di andarsene col figlio in un motel. Le indagini proseguono e si viene a scoprire che Rosie aveva preso un taxi per tornare a casa. In casa c’era Belko che cercava un po’ di rifugio da una madre troppo espansiva: interrogato dai due detective confessa che Rosie aveva effettuato una strana chiamata. Nella ricerca di foto per la campagna del consigliere Richmond si viene a scoprire che quest’ultimo aveva conosciuto Rosie ad un convegno. Mitch scopre che il conto famigliare è completamente in rosso. Sarah incontra il marito e gli fa capire che si sposerà solo quando avrà risolto il caso; andando a correre la mattina dopo scoprirà per caso dove era diretta Rosie la notte dell’omicidio: ad un casinò dall’altra parte della costa.

Lasciato quindi momentaneamente Ahmed al suo destino, si fa molto interessante il ventaglio di opzioni che si aprono davanti a noi. Siamo ancora lontani anni luce dal sapere la verità, ma devo dire che con l’accantonamento della storyline riguardante il professore (che comunque non mi era poi dispiaciuta), The Killing fa un balzo in avanti per quanto riguarda la velocità degli eventi. Partiamo quindi dall’iscrizione dello strano Belko sul registro degli indagati: non una mossa del tutto inaspettata, visto anche il suo coinvolgimento nel rapimento di Ahmed. Però c’è da dire che gli sceneggiatori si sono giocati bene questa carta: il fatto che lui avesse dei problemi psicologici era innegabile, ma di così sinistra portata obbiettivamente era difficile immaginarlo. Sarà che ci stiamo avvicinando alla fine, ma almeno questa indagine comincia e si conclude all’interno dell’episodio, senza un cliffhanger che sarebbe stato facilmente smontabile all’inizio della prossima puntata. Belko dà quindi informazioni utilissime per quanto riguarda i momenti in cui Rosie se ne va dal ballo e poi sparisce: da quello che dice, la ragazza non era affatto preoccupata, anzi, sembrava quasi eccitata all’idea di doversi incontrare con qualcuno. Ho avuto subito l’impressione che il nome “Adela” non fosse quello di un uomo, ma non potevo immaginare che si potesse trattare del nome di un traghetto. Qui forse sta l’unica pecca dell’episodio: da quanto esisterà quel traghetto? E da quanto la Linden vive lì? Tralasciando il colpo di fortuna che ha la rossa imbattendosi per caso nel porticciolo e nella nave in partenza (caso di deus ex machina autoriale), come faceva a non conoscere l’esistenza del traghetto? E’ possibile, ma non probabile.

Parliamo ora di Stan, che si rende conto del grave errore che ha fatto e, con mia somma sorpresa, si costituisce. Continua imperterrito ad ammettere la propria colpevolezza, anche quando l’avvocato gli spiega a cosa potrebbe andare incontro: dimostra che l’uomo ha imparato dai suoi errori di gioventù, e che quello che ha fatto ad Ahmed è stato un episodio che ha sottolineato l’impatto devastante che ha avuto la morte di Rosie su di lui e su tutta la famiglia Larsen. Il particolare inquietante di questa 1×10 che riguarda la famiglia è la scomparsa di tutti i soldi dal loro conto corrente. Ci vogliono indirizzare verso il problema che aveva Stan col gioco d’azzardo, suggerito a lettere cubitali dal fatto che il traghetto porti proprio ad un casinò, ma secondo me non c’entra assolutamente niente. Per un momento ho avuto l’idea che quei soldi siano serviti per mettere a tacere qualcuno: ma sul chi e il cosa non ne ho la minima idea.

Last but not least, la nostra cara corsa elettorale. Duro colpo per l’avversario di Richmond, il Sindaco Adams, è la prova che Ahmed fosse effettivamente innocente e che adesso, per aver fatto da capro espiatorio, è praticamente in fin di vita. Ma tutto questo prende un’importanza secondaria quando una troppo zelante collaboratrice del consigliere scopre un fotogramma dove Richmond sta parlando in mezzo alla folla proprio con Rosie Larsen. Eccolo allora un collegamento (anche se ancora debole) con l’omicidio. Cosa ci faceva Rosie ad un incontro con il consigliere? Poteva essere semplicemente una sua simpatizzante, ma le cose non credo siano così facili.

Chiudiamo con uno degli aspetti più interessanti di tutti i 44 minuti della puntata: l’incontro che la Linden fa con suo marito nel motel dove pernotta, dopo aver lasciato la barca dell’amica. Si intuisce qui tutta la fragilità del personaggio interpretato da Mireille Enos: la sua incapacità di lasciar perdere un caso così da cosa deriva? E qui arriva l’indizio, per bocca del marito Rick: c’è stata una volta in cui Sarah è rimasta in stato catatonico, ma non c’è dato sapere il perché, solo il sospetto che sia avvenuto dopo un caso simile. La scelta del regista di far avvenire questa conversazione seduti per terra in un corridoio di un motel dà l’idea del senso di abbandono che questo matrimonio ha preso nel corso delle dieci puntate. Sarah a terra, con gli occhi lucidi, incapace di far capire al fidanzato quanto sia importante per lei risolvere il caso (una sorta di redenzione per qualcosa che non sappiamo?), è l’esatta antitesi della donna che vediamo in azione quando sta indagando. Ed ecco qui il riferimento al titolo: anche se non lo dice, Sarah non vuole che sia Rick a trascinarla a Sonoma, ma sarà lei, quando sarà pronta (e cioè a caso risolto, ma forse mai), ad andare in California.
«A volte il mondo non funziona come dovrebbe. A volte le cose sono incasinate… e non ci si può fare niente», dice zia Terry ai due nipotini. Perfetto paradigma di quello che sta capitando sotto il cielo grigio di Seattle.

VOTO: 7½

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Informazioni su dezzie86

Avendo sempre avuto delusioni nei rapporti col gentil sesso, si è tuffato nel mondo della finzione filmica (tv e non), partendo da Lost, passando per Fringe e Breaking Bad, arrivando a Dexter. Guarda tutto quello che c'è di guardabile (ebbene sì, ha visto anche tutto Flash Forward), cercando il senso della vita in una pellicola cinematografica. Si diletta a scrivere recensioni di serie tv, sperando un giorno di precipitare con un aereo su un'isola misteriosa, piena di botole nascoste. E' stato fidanzato per qualche anno con Evangeline Lilly, ma lei non l'ha mai saputo. Sapete, la distanza. Raccoglie citazioni improbabili di chiunque, ha letto il 95% di quello che ha scritto Stephen King e non ha ancora trovato il senso della vita... ma Dexter Morgan gli sta dando qualche bella dritta.

Pubblicato il 2 giugno 2011, in Recensione episodi, The Killing con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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