Game of Thrones 1×06 – A Golden Crown

“There is only one god, and his name is death. And there is only one thing we say to death. ‘Not today’.”

Syrio Forel ha proprio ragione, non solo sull’inevitabilità della morte, ma anche che noi abbiamo una piccola parte nel decidere il momento in cui dovremo morire. C’è chi riesce a rimandare quel momento grazie alla propria astuzia, o alle proprie abilità, oppure perché riesce a rimanere concentrato nei momenti critici. Poi c’è invece chi è convinto che la morte non lo raggiungerà mai, d’essere diverso o superiore agli altri e che quindi sguaina la spada esigendo ciò che gli spetta. Per queste persone il giorno della dipartita arriva molto presto.

Lo scorso episodio ci aveva lasciato con il destino di diversi personaggi in bilico e una situazione fra gli Stark e i Lannister sempre più tesa.

Eyrie

“A Lannister always pays his debts”. Alziamoci tutti e tributiamo un applauso all’impresa di Tyrion che riesce a ribaltare una situazione critica in un salvataggio in grande stile, facendo buon uso della sua astuzia ed intelligenza servendosi anche della reputazione della sua famiglia per trovare un alleato decisivo come il mercenario Bronn. “The Imp” (interpreta come sempre da un eccezionale Peter Dinklage) si dimostra essere anche in questo episodio uno dei personaggi più intriganti e interessanti, nonché divertenti. La scena nella quale “confessa i suoi crimini” è davvero il top: “I milked my eel, I flogged the one-eyed snake, I skinned my sausage, I made the bald man cry which I do believe my sister ate. At least I hope she did” esilarante è dire poco.
Ovviamente Tyrion deve molto anche, come detto sopra, all’aiuto di Bronn. Il suo duello con Lord Vardis è tra le scene migliori finora: rinunciando all’armatura e allo scudo Bronn sfrutta la sua leggerezza e la maggior libertà di movimento di cui dispone per sfiancare il rivale appesantito dalla corazza non lesinando ad attuare una condotta di combattimento non proprio da gentiluomini. Il finale, violento ed efficacie, ci regala anche un altro quote memorabile della serie (la lista è lunga): “You don’t fight with honor!” “No. He did”.

Tutte le scene ambientate ad Eyrie sono davvero spettacolari: dalla sala del trono, dove svettano Lysa e suo figlio, passando per la “moon door” fino alle Sky cells. Ho elogiato talmente tante volte l’aspetto tecnico di questa serie che è quasi superfluo aggiungere altro. La sua bellezza è ben evidente e parla da sé.

King’s Landing

Nella soleggiata capitale, dopo l’attacco della scorsa puntata, si respira aria da “calma prima della tempesta”.

Re Robert, nonostante i diverbi avuti di recente, richiama a sé come Hand of the King il convalescente Eddard Stark.
Abbiamo visto nello scorso episodio come il Re, così impegnato ad ubriacarsi e scopare, sia in realtà una persona molto sola ed infelice che rimpiange continuamente il passato dove, sebbene ci fossero guerre da combattere, in qualche modo egli era libero. Eddard, oltre ad essere un uomo leale, un amico ed un fratello per lui, condivide con il Re quel periodo per lui “più semplice” e che in qualche modo è il solo che può capirlo (differentemente da suo fratello Renly che vive questi racconti con una malcelata irritazione) e, in una corte di opportunisti e di cospiratori, il solo di cui si possa davvero fidare.

 Eddard, costretto quasi ad accettare di nuovo la carica (“if you ever take it off again I swear to the mother I’ll pin the damned thing on Jaime Lannister”) si ritrova subito ributtato nella mischia. Il re, infatti, nel momento in cui tra gli Stark e i Lannister tira una brutta aria, decide molto saggiamente di alzare i tacchi e di andarsene a fare una bella battuta di caccia per qualche giorno per schiarirsi le idee (“killing things clears my head”), lasciando così pieni poteri al Hand of the King.

Stark non si fa sfuggire questa occasione per pizzicare i Lannister: venuto a sapere di alcune spietate scorribande da parte di Sir Gregor Clegane (alias “la Montagna”) nei territori di Riverland decide di condannare a morte il fratello del Mastino. Le decisioni, però, non finiscono qui: Eddard fa convocare a corte Tywin Lannister, accusato di essere il mandante di questi disordini, usati come vendetta nei confronti dei Tully, famiglia da dove vengono Catelyn e Lysa. Se il capo famiglia dei Lannister, l’uomo più ricco (e forse più potente) dei sette regni, non si presenterà, sarà dichiarato nemico della corona. Una mossa molto azzardata (forse troppo) da parte del signore di Winterfell – temo seriamente per lui -. La situazione fra il Lupo e il Leone diventa sempre più esplosiva.

Lord Stark, però, compie anche un passo in avanti fondamentale verso la risoluzione del mistero che si cela dietro la morte di Jon Arryn. Il Primo Cavaliere, infatti, illuminato da una frase di Sansa (“He’ll be the greatest King that ever was, a golden lion, and I’ll give him sons with beautiful blond hair.”), inizia a sospettare seriamente che Joffrey e i fratelli siano effettivamente i figli di Robert. Tutti i Baratheon da diverse generazioni hanno sempre avuto i capelli neri, così come i bastardi del Re incontrati finora, a differenza dei figli avuti dalla Regina che sono tutti biondi – biondi come un Lannister aggiungo-. Vai Eddard! Ti manca pochissimo per arrivare alla verità.

Vaes Dothraki

Dopo l’assenza nella scorsa puntata torna, in maniera trionfale, il filone dedicato ai Targaryen.
Il fascino dei Dothraki cresce in ogni episodio. Un popolo selvaggio con una cultura totalmente opposta rispetto a quella dei sette regni, fatta di veri guerrieri e di riti sanguinaria (ottimamente ricostruiti, ma che lo dico a fare?) che hanno una radice religiosa molto forte.

Daenerys in questo popolo è riuscita ad ottenere il suo riscatto: da una donna sottomessa, usata come merce di scambio, lei ormai è una vera e propria Khalessi che abbracciato in pieno le tradizioni della sua nuova gente che ricambia adorandola e amandola. Anche il rapporto con Drogo è radicalmente cambiato: tra i due il legame è diventato forte e indivisibile, il gioco di sguardi durante il rituale del cuore di cavallo è lì a testimoniarlo. Questa scena, in particolare, è davvero maestosa con Drogo che dopo averla guardata da lontano le va incontro e la solleva con orgoglio, mentre la folla tutti intorno inneggia al futuro figlio Rhaego. Emilia Clarke è davvero superlativa, sensuale, regale riuscendo ad esprimere con estrema chiarezza la trasformazione del suo personaggio.
Discorso diverso per il fratello: Viserys, al contrario della sorella, si è totalmente rifiutato di integrarsi ai Dothraki continuando a comportarsi con l’arroganza che da sempre lo ha sempre contraddistinto finora, come se tutto gli fosse dovuto per diritto di nascita. Non comprende quanto in realtà non sono le regole dei Dothraki a non valere per lui, ma sono le sue a non essere minimamente importanti. In natura o ti adatti o muori. Così nel momento in cui Viserys minaccia la sua sposa, Drogo esegue, con un’ironia che da un selvaggio non ti aspetti, la condanna a morte dando all’ultimo maschio della stirpe dei Targaryen la corona d’oro da lui tanto desiderata. Il finale con la frase di Daenerys “He was no Dragon. Fire cannot kill a Dragon” è da brividi.

“A Golden Crown” ci conferma che siamo entranti nel vivo del Gioco dei Troni. I primi quattro episodi sono serviti ad illustrare e a spiegare egregiamente i personaggi, le logiche di potere e i luoghi della saga, anche con dialoghi da alcuni definiti eccessivamente espositivi, anche se elegantemente ed efficacemente calati nel contesto. Con questi ultimi due episodi la serie ha fatto un passo avanti, creando i primi scossoni grossi alla trama e le prime morti (Viserys è la prima eccellente dopo quella di Jory). La situazione a poco a poco precipita in un crescendo di tensione e di imprevedibilità (almeno per noi che non abbiamo letto il libro). Scene sempre più splendide continuano a susseguirsi con i fans che definiscono ogni episodio di volta in volta semplicemente: “il migliore finora”. Sarà così anche per il prossimo?

Voto 9,5

Note

  • In questo episodio sono mostrate anche un paio di scene da Winterfell che hanno la funzione di ricordarci il pericolo che viene dal Nord: i Bruti fuggono sempre più a sud, spinti dai White Walkers e dall’inverno incombente (cosa già accennata nella 1×03 “Lord Snow”).
  • Jon Snow non appare per il secondo episodio di fila. (1×04 “Cripples, bastards, and broken things”)
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Informazioni su Joy Black

Recensore Seriale e Hand of The King del blog di Seriangolo. Ha amato ed ama tuttora alla follia Lost, millantando di aver visto ogni episodio almeno 17 volte (in realtà sono molte di più). Proprio seguendo la creatura di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse, nasce in lui la passione per il mondo della serialità americana. Le sue serie preferite sono, oltre ovviamente a Lost, Battlestar Galactica, Breaking Bad e Game of Thrones. Altri suoi interessi sono i fumetti, il cinema e il wrestling. P.s. Di solito non parla in terza persona, ma in questa occasione fa figo.

Pubblicato il 27 maggio 2011, in Game of Thrones, Recensione episodi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Meraviglioso episodio (in effetti non ho visto sino ad ora episodi a cui assegnerei un voto minore del 9). Che serie spettacolare!

    Il finale mi fa ben sperare allora che Daenerys abbia davvero il sangue di drago, non brucia toccando il fuoco, a differenza del fratello!

    La lettura della recensione è d’obbligo dopo ogni puntata, la precisione che leggo qui (un altro articolo ben scritto) mi aiuta a fare chiarezza tra i tantissimi nomi che si incontrano tra le Case…. (non ho mai letto le opere originali purtroppo).

    • Grazie mille Algol. Non avendo neanche io letto i libri ho cercato di rendere le mie recensioni più chiare possibili, informandomi attraverso le numerose guide che ci sono in rete.

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