House M.D. – 7×23 Moving On

Con Moving On si conclude la settima stagione di House M.D.; una puntata attesissima, soprattutto dopo le evoluzioni della precedente After Hours, con un finale inaspettato e che per molti versi può non piacere. In ogni caso, come sempre, non lascia indifferenti.

 

Dal titolo c’era da aspettarsi che House, in qualche modo, avrebbe dato un taglio netto al legame con la Cuddy e, probabilmente, a tutte le sue vecchie abitudini. Infatti, la puntata inizia con un flashforward che tiene con il fiato sospeso per tutti i 40 minuti, fino al punto in cui il finale viene mostrato e… sarò onesta, per me è stato meno soddisfacente del previsto.
L’episodio è dunque interamente incentrato su House, la Cuddy e la paziente, se si esclude il piccolo colpo di scena di Taub in doppia attesa (non solo è incinta l’infermiera conosciuta come “la giovane Ruby”, ma anche l’ex moglie Rachel).

Il caso della settimana è interessante sia per la sua costruzione che come specchio che riflette davanti agli occhi di House quella che poteva essere la sua vita. L’artista Afsoun Hamidi – una versione light di Marina Abramović – mette in scena delle performance in cui il pubblico è chiamato ad utilizzare su di lei gli oggetti messi a disposizione (e a questo proposito, le inquadrature iniziali sono una vera chicca). Pur avendo già ricevuto una diagnosi (linfoma primario del sistema nervoso centrale + sindrome paraneoplastica), la donna ritiene di non aver avuto un trattamento adeguato di “personalizzazione” e, a questo proposito, decide di attirare l’attenzione di House attraverso sintomi ora veri, ora falsi, che possano rappresentare per lui l’ultima delle sfide (“this is a puzzle tailor-made for you. You don’t know which of my symptoms are real which are fake, which ones I’m not even telling you about. I know that intrigues you”) e per lei la sua nuova performance.

Non c’è che dire, la paziente ideale di House. Ma nel frattempo Greg si trova costretto dalla Cuddy ad affrontare una discussione e, di fatto, a vedere con i suoi occhi cosa sia diventato. Ormai ha capito che la sua ultima performance è andata davvero oltre qualunque limite, tuttavia questo non cambia ciò che lui sente dentro: una confusione che passa dal “You know what I feel right now? I don’t feel miserable or angry. I don’t feel good or bad. I feel nothing” detto a Wilson, al “You want to know how I feel? I feel hurt” detto, in un impeto di rabbia, alla stessa Cuddy.

E’ proprio questo il punto: House reprime tutti gli aspetti emotivi, compresa quindi la rabbia. E, come tutte le questioni represse, questa non può che emergere in modo improvviso e imprevedibile, come il finale mostra.

Dicevo, poco sopra, che la paziente rappresenta anche uno specchio agli occhi di House e lo è per ben due volte.
All’inizio Afsoun – che già in precedenza aveva lasciato il suo compagno-assistente Luca per non fargli sapere nulla del suo stato di salute – decide di non farsi curare con altre radiazioni che la guarirebbero sicuramente dalla sua vera malattia, la granulomatosi di Wegener, ma che potrebbero danneggiare la sua lucidità mentale compromettendo, così, le sue esibizioni. Davanti al rifiuto, Luca se ne va e Afsoun si ritrova da sola per aver scelto il suo cervello nonostante la minaccia della morte: il “good for you” che House le dedica non è certamente sarcastico, ma quasi un attestato di stima e di riconoscenza per non essere l’unico a compiere atti potenzialmente letali a discapito di tutto e tutti.

Successivamente, la stessa Afsoun decide di accettare le radiazioni e questo ha, come effetto immediato, il ritorno del compagno: per House questo è un fallimento, una retrocessione e, in ultima analisi, un tradimento proprio verso di lui. E’ questo motivo, a mio avviso, ciò che lo porta a reagire in un modo persino crudele nel confronti della sua paziente, asserendo con certezza che nulla può avere più valore delle sue abilità e del suo cervello, da cui vengono sia il significato della vita che la felicità. La conclusione è ancora più precisa nel designare Afsoun come suo riflesso, perché la frase che dice a lei è, in realtà, un ordine imposto a se stesso: “You don’t need to depend on people who are gonna let you down. If you do this, you’re a pathetic hypocrite”.

La scelta finale che gli autori fanno compiere a Greg, il raptus di follia che lo porta ad entrare con la sua macchina dentro casa della Cuddy, è al contempo assolutamente giusta e assolutamente sbagliata.
Giusta perché, come dicevo, reprimere tutti i sentimenti porta solo ad esplosioni ingestibili, soprattutto davanti ad una cena a quattro che segue alla dichiarazione della Cuddy secondo cui “non sta uscendo con nessuno”; quindi, da un punto di vista emotivo, una scelta assolutamente in character.
Sbagliata perché l’ultima volta che House osserva quella tavola sono tutti lì ed è solo un caso se, quando lui parcheggia la macchina nel salotto, si sono alzati tutti: cosa dobbiamo pensare, a questo punto? Che nella mente di House ci fosse l’omicidio? Non credo sia stata una buona mossa suggerire questa opzione, non solo perché non necessaria, ma perché l’ho percepita come un’idea totalmente estranea al percorso di House mostrato fino ad ora.

Il finale, poi, colpisce proprio in quanto surreale: non solo House fa l’esatto opposto di ciò che Wilson suggerisce alla polizia (una spiaggia soleggiata non è esattamente una bettola buia del New Jersey), ma appare finalmente rilassato. Non parlo di quel tipo di sollievo che gli fa fare un mezzo sorriso uscendo dal salotto della Cuddy, quello è figlio dell’adrenalina: parlo di quella tranquillità che lo porta a lasciare tutto e a passeggiare come se niente fosse in riva al mare.

Insomma, una puntata che mi ha lasciata meno soddisfatta rispetto alla precedente, soprattutto considerato che è il season finale di una stagione che ha dimostrato come House M.D. sappia ancora rinnovarsi pur mantenendo al centro dell’attenzione un personaggio così difficile da raccontare. Vedremo come la questione verrà affrontata nella prossima, e presumibilmente ultima, stagione.

Voto puntata: 7

Voto stagione: 8

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 26 maggio 2011, in House M.D., Recensione episodi, Recensione finale di stagione con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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