House M.D. – 7×22 After Hours

E’ inutile far finta che non sia così: di notte si fanno cose che di giorno, forse, non passerebbero neanche per la nostra mente. Probabilmente l’idea che sia tutto buio dà l’impressione di essere sotto una tenda che copre tutto e oltre la quale nessuno può vedere, né le nostre azioni, né tanto meno ciò che produce la nostra dubbia e ambigua morale; è solo durante il giorno che la luce ci viene sbattuta in faccia come una lampada durante un terzo grado ed è solo di giorno che siamo costretti a prendere atto di dove siamo arrivati.

Tre storie si intrecciano – ma neanche troppo – in questa puntata ed esattamente come la notte arriva per gradi fino a farci trovare immersi nei nostri lati più oscuri, così questa recensione partirà dal caso forse meno interessante della puntata fino a quello più duro e difficile da affrontare.

Taub

Tutto inizia quando, attraverso Foreman, scopriamo anche noi che la giovane Ruby (non sto inventando niente eh), infermiera al Princeton Plainsboro, è incinta e il padre è proprio il nostro amico Taub. Ovviamente, per riflettere sul da farsi, non c’è niente di meglio che andare in uno strip-club e osservare donne sculettanti! Sono abbastanza certa che di giorno entrambi abbiano idee migliori. In ogni caso, Taub non riesce a concentrarsi sulla sua lap-dance privata e, dopo aver provato a coinvolgere la ragazza con domande su possibili gravidanze, emerge il suo lato più professionale, l’unico che, forse, possa distrarlo. L’interesse per il neo della giovane lo porta ad un passo dalla morte, forse davvero, come sostiene Foreman, perché vuole in qualche modo auto-punirsi per ciò che è successo. Sarà proprio a seguito di questa nottata che giungerà alla presa di coscienza di volere davvero un figlio – e forse, mi tocca dire, è la prima cosa sensata che fa nella sua vita privata.

Thirteen – ma anche Chase

Dove finiscono le regole di notte? Dove va a finire l’etica del lavoro davanti alla promessa di non portare qualcuno in ospedale? Thirteen si ritrova davanti a tutto questo quando Darrien, ex carcerata come lei ma, come si scoprirà, anche ex poliziotta, bussa alla sua porta dopo una coltellata. Curarla in casa sembra la prima vera esigenza, ma è proprio quando arriva Chase che le cose iniziano a complicarsi: finché è possibile, infatti, lui cerca di aiutare la sua collega, ma, quando la situazione inizia ad aggravarsi, Chase sa che non si può più fare diversamente. La lotta che segue tra i due è figlia di due disagi personali: Thirteen ha fatto una promessa ed è proprio l’idea di mantenere questa che le permette di convivere con il senso di colpa per un’altra promessa fatta, quella a suo fratello; Chase ha trasgredito le regole (quelle più alte, quelle che decidono della vita e della morte di qualcuno) e ora, forse, proprio perché ne patisce le conseguenze riesce a vedere fino a che punto ci si possa spingere. Entrambe le posizioni sono fortissime e, non dimentichiamolo, è notte: la lotta fisica che ne consegue poteva nascere solo in queste delicatissime condizioni.
Il senso di colpa dell’ex poliziotta per aver ucciso un ragazzo, pur con tutte le attenuanti del caso, sbatte in faccia a Thirteen la dura realtà: anche se ha fatto ciò che ha fatto perché suo fratello non soffrisse, l’esperienza non risulta per questo meno dolorosa e dovrà fare i conti con questa.

House

Come dicevo per lo scorso episodio, il finale non faceva presagire nulla di buono e infatti questa puntata porta House, senza troppi indugi, a scoprire esattamente cosa stia succedendo. I crampi, l’amara sorpresa della sperimentazione annullata e la terribile presa d’atto dei tumori attraverso la Tac: tutto porta alla scelta più assurda e al contempo più adatta alla situazione mentale ed emotiva di House in questo periodo, cioè operarsi da solo, in casa sua.

La scena che ci viene presentata, la regia scelta, la precisione – per l’appunto – chirurgica di ciò che ci viene mostrato, l’assoluta mancanza di buonismo nelle riprese e la meravigliosa interpretazione di Hugh Laurie hanno fatto di questo momento uno dei migliori dell’intera serie; l’ansia trasmessa dalla mano che comincia a tremare, più che dalle vive immagini di muscoli, sangue e tumori, dalle chiamate a Wilson – che dorme – a Taub e Foreman – che non sentono – e a Thirteen e Chase – presi dai loro problemi – vanno avanti in un crescendo di riprese sempre più difficili da sopportare, fino a che Greg decide di chiamare “l’ultima persona sulla lista”: la Cuddy, alle prese con una figlia che sente la mancanza di House almeno quanto lei.

Il trasferimento in ospedale, i dialoghi tra i due in corsia, la richiesta esplicita di aiuto da parte di House – terrorizzato all’idea che qualcuno possa togliergli quella che è la causa della sua sofferenza, ma che rimane comunque qualcosa per cui lottare – tutto questo offre l’immagine di un rapporto che avrebbe ancora qualcosa da dare se non fosse che si è corroso dall’interno.
Il legame tra i due è mediato da Rachel, perché ora come ora né House ne Lisa sono in grado di dirsi qualcosa a livello affettivo e in modo diretto; così Greg, pur nella sofferenza, si ritrova ad essere affettuoso nei confronti di quella bambina con cui guardava la tv di nascosto, e la Cuddy dà alla figlia l’idea di scrivere una lettera ad House, perché è l’unico modo attraverso il quale lei stessa possa stargli vicino.

Il finale, con Wilson, ci mostra un House sempre testardo, ma forse ora davvero consapevole di aver toccato il fondo.
Ci rimane il dubbio: al di là degli aspetti più oscuri, la notte è ancora in grado di portare consiglio?

Voto: 9

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 25 maggio 2011, in House M.D., Recensione episodi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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