Glee- 2×21 “Funeral”

Talentshow

Jesse St James è tornato a Lima e viene assunto dal Glee club come consulente per una vittoria sicura, risvegliando le solite rivalità da primadonna. E’ una morte inaspettata a far riaffiorare la bontà (e il buonismo) del club.

Se l’anno scorso il pre-finale “Funk” ci aveva preparati all’esplosione di “Journey” risollevando il nostro morale e quello dei personaggi, questo serve da passaggio tra un Prom sensazionale e le insegne luminose di New York (dove si terrà il concorso Nazionale che chiuderà la stagione). L’episodio è dunque volutamente sottotono. Non un filler, però.

La morte di Jean, sorella di Sue, è il motore scatenante che, ancora una volta, porterà concordia nella sala prove. Sue è ovviamente sopraffatta dal dolore, perciò si appoggerà sui magnanimi protagonisti, in particolare Kurt e Finn, simpatetici per via delle loro esperienze con la morte, e Will, la nemesi che non corrisponde. I risultati di questo Macguffin saranno tre: Finn si riscoprirà ancora una volta guida del club, Sue porrà fine alla “League of Doom” e New York potrà vedere il club unito e pronto a proporre altre canzoni originali (già disponibili in rete).

Finn, ferito nell’orgoglio da Jesse (con parole che molti di noi già pensano), riconquista ancora una volta il suo ruolo di leader di bassa lega, prendendo la decisione di organizzare la funzione funebre per Jean. Il suo ennesimo “discorso alla plebe” mostra i limiti del personaggio: uno dei cliché più abusati dalle serie tv americane. Nemmeno Glee è riuscito a soppiantare o quantomeno variare la figura del Supereroe, così ancora una volta ci ritroviamo l’atavica ossessione cinematografica sull’unico uomo che può salvare il mondo, il “leader” davanti al quale stuoli di formiche incapaci si prostrano per seguirne gli ordini. Gli intenti sono buoni, certo, ma questo eterno ritorno del Re deve essere spezzato, soprattutto se si vuole ancora far credere che il Glee Club sia un gruppo speciale e che si lavora meglio quando si lavora insieme. Tutto ciò, inoltre, mi fa supporre che nel finale vedremo ancora lui e Rachel divorare gli altri sul palco mentre resuscitano il loro rapporto. Probabile scenario amoroso dato che si è finalmente degnato di mollare Quinn, seppure con la delicatezza di un ippopotamo in un bagno turco.

Il triangolo, che poi è diventato un quadrilatero e che ormai si può ritenere un abisso di confusione ormonale, si arricchisce nuovamente grazie ad un bacio di Jesse a Rachel.

Chi sceglierà chi? Chi finirà in un duetto melenso con chi? Roba da season finale, sicuramente, ma questa stagione ha giocato davvero troppo sulle coppie e non se ne può più. Glee è al suo meglio nei sovvertimenti, nei risvegli catartici e nella commedia sopra le righe.

Ciò che sembra più spiazzante, invece, è la totale distruzione dei moventi di Sue per far guerra al club. La donna dalla leggendaria cattiveria si è spesso concessa dei viaggi nella civiltà, o addirittura nell’umanità, ma stavolta sembra davvero genuina nel voler sotterrare l’ascia di guerra.  La morte di sua sorella ha posto pace tra le parti avverse e ha spianato la strada per il finale con una fila di posti aerei in prima classe. Il dolore ha motivato il villain a spostare la sua attenzione su problemi più importanti (la politica?). Vedremo se questa sarà una ridefinizione del personaggio o una tregua a tempo determinato.

Funeral

La morte di Jean, insomma, è solo un pretesto narrativo per riportare il club in sintonia in vista della competizione decisiva. “Pure Imagination”, eseguita al funerale, viene un po’ soffocata dai filmini pietosi che ritraggono la defunta in momenti di gioia, la disperata lettera di Sue risulta molto più commovente rispetto a questo facile pietismo, sebbene nella diegesi l’inserimento di queste immagini abbia senso, dato che è Sue ad averle fisse in mente ed è Finn l’organizzatore della funzione, ovvero sua eccellenza il buonista.

Tra le taglienti critiche da talent show di Jesse i solisti hanno l’occasione di sfoggiare il loro repertorio classico; non a caso ci regalano alcune delle migliori esibizioni dell’intera stagione. Kurt si cimenta nuovamente nel musical “Gypsy” nel ruolo che fu della sua eroina, Patti LuPone, mentre Santana riacquista fascino dopo lacrimose dichiarazioni d’amore con “Back to Black” di Amy Winehouse, riuscita grazie all’uso di sigari. Il ricordo di queste due performance però diventa sfocato quando Mercedes decide di mettere fine al regno di terrore di Jesse sfoggiando una “Try a little tenderness” di Otis Redding da far spaccare i vetri.

Nessuno però può zittire il giudice da reality tranne l’amata Rachel, la novella Barbra che torna su “Funny Girl” per strapparci brividi di estasi. A rovinare un po’ la sua performance impeccabile è l’immagine del destinatario (“My man” ovvero Frankenteen) e forse il lipsynching sconquassato e forzato di Lea Michele. In “Blame it on the alcohol” (2×14) Rachel aveva confessato il bisogno di fare esperienze di vita per poter riversare il suo dolore in emozionate eruzioni vocali. Ebbene ci sei riuscita Rachel, ora lascia perdere Finn conservando la sofferenza di quell’amore ostacolato e approda al passo successivo: bitch up e diventa a pieno la diva borderline che tutti amiamo.

Rachel

Decisamente una puntata quieta e di rassettamento prima dell’esplosione nella Big Apple. Il Club si riconferma unico e opposto ai Vocal Adrenaline e Terry, l’ex-moglie senza un hobby, ci lascia in uno stato di delusione, mentre i prossimi piani diabolici spettano a Quinn. Pochi sono i frammenti divertenti e tanta la commozione, ma sono le esibizioni canore che sostengono l’episodio per i più cinici.

VOTO: 7  

ESIBIZIONI: 9 Tendente all’11


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Pubblicato il 19 maggio 2011, in Glee, Recensione episodi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Meno male che ci siete voi: avevo perso questa puntata!!!

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