Fringe – dove siamo arrivati? (Stagione 3)

Quattro mesi fa a quest’ora precisa – non è vero, ma fate finta di sì – mi apprestavo a scrivere la recensione della prima mid-season di Fringe, con un entusiasmo che mai mi sarei aspettata per una serie che sì, mi era sempre piaciuta, ma non mi aveva fatto esattamente strappare i capelli nelle prime due stagioni. Quindi, visto che non si lasciano mai i lavori a metà, dopo Fringe – dove eravamo rimasti? mi tocca l’arduo compito di scrivere, in conclusione, Fringe – dove siamo arrivati?

Arduo compito è, forse, un eufemismo.
Già, perché come nelle peggiori tradizioni – quelle in cui seguono catastrofi a frasi tipo “Non esiste la sfiga” o “Nulla può andare storto oggi!” – più o meno nel momento stesso in cui ho eletto la prima mezza stagione a “grande evento dell’anno” è successo il finimondo.
Sia chiaro: questa è una recensione e, in quanto tale, assolutamente soggettiva; non a caso, io ritengo che la caduta di stile di Fringe sia cominciata da quel Concentrate and Ask Again che mi ha fatto storcere parecchio il naso, mentre ad altri è piaciuta molto.
Ciò non toglie che, in linea piuttosto generale ed eliminando le ultime tre puntate (che sono state molto buone), la seconda metà della stagione sia stata decisamente diversa dalla prima, per motivi anzitutto strutturali: la questione “Olivia di là, Bolivia di qua” era chiaramente fonte di grande suspense e di “rapidità”, mentre il ritorno delle due donne nei rispettivi universi ha portato ad un rallentamento e anche ad una serie di episodi filler che, forse, si potevano evitare.

Questo, e molti altri, sono i motivi per cui il mio voto di stagione sarà inizialmente diviso in 3 parti: la prima metà (che però si conclude con la 3×11 Reciprocity), una parte centrale che inizia con la 3×12 Concentrate and Ask Again e termina con la 3×19 “Lysergic and Acid Diethylamide” e una parte finale che comprende gli ultimi 3, brillanti, episodi.
(“Ma no! Come fai a fare una divisione del genere!
Ma come ti permetti!
Sciacquati la bocca prima di parlare di Fringe!
Che tu sia condannata a dissociarti per sempre dalla tua linea temporale!
Per quelli che non sono e non saranno d’accordo con questa mia recensione e stanno pensando alle frasi qui sopra, ecco, me le sono già dette da sola. Ora facciamo la pace e andiamo avanti.)

PRIMA PARTE (3×01 – 3×11)

Di questa prima parte ho, in realtà, pochissimo da dire: la maggior parte delle puntate le ho commentate nel recap di mid-season ed è quindi inutile ripetermi. Dirò solo, cospargendomi il capo di cenere, che l’unica parte su cui avevo mostrato dubbi (la creazione della macchina dei Primi Nati apposta per Peter, la disseminazione dei pezzi in giro per il mondo con le coordinate perfette nonostante la deriva dei continenti, etc etc) è stata risolta proprio dal season finale. Ecco quindi che i Primi Nati conoscevano Peter perché non erano altro che Walter in compagnia di qualcuno (forse Ella e Astrid) e che la scelta dei luoghi ha senso nel momento in cui mettiamo in mezzo all’equazione il genio di Walter.
Rimane tuttavia il dubbio sulla macchina over there: chi l’ha portata? E il pezzo over here che Bolivia ha rubato per la macchina over there?

Per quanto riguarda le due puntate successive il voto è ancora molto buono.
Firefly (3×10) ha il doppio pregio di mostrare non solo l’effetto che il salvataggio di Peter ha avuto in un’ottica più generale, ma anche di far riflettere sulle conseguenze delle scelte, come quella che Peter ha dovuto compiere durante il season finale. La morte del figlio di Roscoe Jones è solo una delle tante modifiche che il nostro universo ha subìto a causa della presenza di Peter: che sia stato, questo, un modo per farci comprendere il motivo per cui poi sia effettivamente scomparso? E cioè che – una volta esaurito lo scopo per cui era stato salvato da September – è stato necessario farlo morire, facendo andare le cose come dovevano andare?

Reciprocity (3×11) introduce il forte legame di Little Bishop con la macchina, ma ci lascia con il dubbio: Peter uccide tutti quegli shapeshifters perché effettivamente cerca informazioni o perché in qualche modo influenzato dalla macchina? E’ un peccato che questa idea non sia stata seguita e, anzi, sia stata abbandonata abbastanza in fretta.

Voto: 8 ½

SECONDA PARTE (3×12 – 3×19)

Perché proprio Concentrate and Ask Again come inizio della discesa agli inferi?
Non ho apprezzato, ma proprio per niente, “la profezia di Sam Weiss”: fargli sostenere – e qui poco importa che si sia rivelato vero o falso – che la salvezza dell’universo sarebbe dipesa da Peter e dalla scelta di una delle due Olivie l’ho trovata una svolta da soap opera che una serie del livello di Fringe non avrebbe mai dovuto prendere.

Ad oggi – considerato che non tutto è stato svelato, ovviamente, e anche che non bisogna fidarsi di Sam Weiss – la sua profezia risulta errata: i due universi si sono salvati e il sacrificio è stato impersonato da Peter, non da una sua relazione. Quindi, delle due l’una: o quella di Sam era un’informazione falsa, e dunque la svolta drammatica è abbastanza inutile, oppure è vera e la vedremo più avanti, cosa che continua a non piacermi e ad essere, a mio avviso, fuori linea con l’intera serie.

I restanti episodi possono essere divisi nei seguenti filoni: over there, filler, un flashback e Bellivia.

Le puntate over there (3×13 Immortality, 3×18 Bloodline) sono quelle che si distinguono come puntate migliori del secondo blocco: più attive ed interessanti, hanno avuto l’unico difetto di farmi temere che la questione “figlio di Peter” si inserisse nella “profezia Weiss” di cui sopra.

Le puntate filler sono da considerarsi quelle over here che non hanno avuto in effetti alcun risvolto da un punto di vista di trama orizzontale: 6B (3×14) e Stowaway (3×17) – tra le quali la prima è notevolmente superiore alla seconda, della quale basta ricordare la celebre fattura per l’esplosivo – portano un po’ indietro nella storia di Fringe, ai tempi in cui le puntate venivano presentate come slegate le une dalle altre. Certo, se ci mettiamo a cercare un valore simbolico con vago retrogusto filosofico sicuramente lo troviamo, ma non credo fosse il momento – né nella stagione e nemmeno per il destino della serie e del suo rinnovo – di creare questi due, enormi, rallentamenti.

Il flashback (3×15 Subject 13) risulta indubbiamente interessante per comprendere meglio sia il passato di Peter che quello di Olivia, ma anche dello stesso Walter.
Fotografia smarmellata a parte, qui le due grandi domande sono:

  1. che Olivia non si ricordi di Peter ci può stare, in effetti aveva rimosso l’intero periodo. Ma perché anche lui non si ricorda di lei? Semplicemente perché, alla faccia della continuity, qui abbiamo a che fare con un bel retcon: non era previsto che i due si conoscessero.
    L’evento è stato introdotto perché il fatto che i due si fossero incontrati ai tempi di Adamo ed Eva dovrebbe commuoverci al pensiero di quanto “fossero già destinati a stare insieme”.
    Sì, sono cinica, ma non vedo altri motivi.
  2. Olivia era decisamente più piccola la prima volta che diede fuoco al celebre angolo della stanza (2×15 Jacksonville), perché fare un errore del genere?

La questione Bellivia (3×16 Os, di nuovo 3×18 Bloodline, 3×19 Lysergic and Acid Diethylamide) si commenta da sé: comunque vediate l’interpretazione di Anna Torv – e ne ho lette parecchie in giro, da genio imitatore a cagna maledetta – credo si possa dire con certezza che il “ritorno” di Bell sia stato del tutto inutile: un potenziale contributo (direi fondamentale!) si è ridotto ad una chiacchierata sul destino – tra l’altro discutibile – con Peter, due parole scambiate con Walter e uno spiegone terribile sulla solitudine e la forza di Olivia (nella 3×19, versione fumetto) che mi ha fatto veramente cadere braccia, gambe e quello che era rimasto del mio entusiasmo.

Della puntata in questione l’unico spunto davvero positivo sta nel finale e in quell’uomo con la X sulla maglietta che ucciderà Olivia: peccato che, dopo una rivelazione del genere detta con lo stesso tono con cui io vi offrirei un caffè (e che proprio per questa certezza e tranquillità faceva supporre grandi spiegazioni) non se ne sia più parlato.
Meno male che c’era Broyles strafatto a tirare su le sorti di questa inutile storyline.

Voto: 5 ½
(per gli insulti, si prega di seguire le istruzioni precedentemente illustrate)

PARTE TERZA (3×20 – 3×21 – 3×22)

Proprio quando stavo per perdere le speranze (a questo punto direi che si divertono a fare il contrario di quello che dico!) ecco che Fringe torna a fare quello che ha sempre fatto: comportarsi da Fringe.

Gli ultimi tre episodi, a partire dalla 3×20 6.02 A.M. e continuando con la 3×21 The Last Sam Weiss, rappresentano un unicum in cui – con un’incredibile rapidità di eventi, ma al contempo con precisione certosina – vengono dipanati moltissimi dubbi (Sam Weiss, la sua discendenza, le capacità di Olivia, le strategie di Walternate, i Primi Nati) e ne vengono lanciati altrettanti con il preciso compito di farci passare un’estate di teorie e domande.
Non mi dilungherò oltre: prima di tutto perché l’ho già fatto, sia qui che nella recensione del season finale; in secondo luogo perché credo che chiunque, anche chi non ha apprezzato questo finale, possa tuttavia notare l’evidente cambiamento di marcia rispetto agli episodi precedenti; insomma, può piacere o non piacere, ma certamente questa svolta non può lasciare indifferenti.

Voto: 9

Voto complessivo di stagione: 7/8

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 13 maggio 2011, in Fringe, Recensioni stagione con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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