The Killing: 1×07 – Vengeance

Puntata ancora una volta piena di atmosfera, quest’ultima di The Killing. Cominciano a farsi largo nella narrazione nuovi elementi, che potrebbero aiutare noi telespettatori a sbrogliare il bandolo della matassa come potrebbero portarci a perderci definitivamente in mille ipotesi. Inoltriamoci quindi coi nostri ormai carissimi Holder e Linden in questa sempre uggiosa Seattle della 1×07, “Vengeance”.

Dopo averlo portato in un luogo isolato, Stan decide di non fare del male ad Ahmed, per non tornare ad essere l’uomo che lavorava per la mafia. Linden, intenta ad avere un mandato per la casa di Ahmed che però non otterà, perde ancora una volta l’aereo per Sonoma. Viene però a sapere dalla moglie del professore il nome di un altro possibile indiziato per l’omicidio di Rosie: si tratta di Mohammed, un ragazzo che studia il Corano insieme al professore di origini somale. Intanto, il Sindaco riesce a bloccare i fondi per l’associazione di Richmond, di cui fa parte anche Ahmed. Infine, Linden e Holder, nel retro di una moschea dove stavano cercando Ahmed, vengono sorpresi da un’irruzione di una squadra di agenti dell’FBI.

Entra prepotentemente il fattore religione, nelle indagini dei detective di Seattle, e non una religione qualsiasi. Il riferimento ai musulmani fa un rumore assordante, soprattutto nelle parole della madre di Mitch, evidentemente razziste, che instillano solo odio verso il professor Ahmed, formalmente ancora accusato di niente. Ecco allora il perno su cui gira questa 1×07: la figura del (facile) capro espiatorio. La tenacia con cui Richmond difende il professore, innocente fino a prova contraria, gli fa onore, ma evidentemente nel nostro mondo non basta. Ahmed è il principale indiziato, è vero, ma nella nostra società conta di più quello che la gente dice in giro, piuttosto che le prove vere e proprie. Tra tutti, quello che più sorprende è sicuramente il padre di Rosie, Stan: dato il suo passato di picchiatore per la mafia, sarebbe stato un gioco da ragazzi per lui far del male ad un professore disarmato. Ma non lo fa, decide di non farlo, capisce che ricominciare a picchiare, o peggio uccidere, è sbagliato. Nonostante tutto il tumulto che ha dentro, tutta la tristezza che lo pervade ormai da una settimana, riesce a controllarsi e a tornare ad essere un ottimo padre e un ottimo marito per le persone che lo aspettano a casa.
Gli autori, inserendo il concetto di accettazione del “diverso” e il suo contrario, danno dimostrazione di essere ancorati anche all’attualità. Una scelta coraggiosa, che fa loro onore, sicuramente perché è un argomento molto scomodo e scottante. Tanto che anche Mitch, donna mite e riservata, viene consumata interiormente dal fuoco sacro della vendetta: l’espressione che assume vedendo la felicità di Ahmed e della moglie alla finestra è forse più inquietante di tutto quello che abbiamo visto fino ad ora. Se Stan è riuscito a controllarsi avendo già esperienza di situazioni simili, Mitch è un ordigno caricato a molla e pronto ad esplodere. Ancora una volta la Forbes supera se stessa, grazie anche alla perenne assenza di trucco che la fa sembrare molto più vecchia di quanto in realtà non sia.
Per quanto riguarda Linden, sembra che inconsciamente non lo voglia proprio prendere quell’aereo che in teoria dovrebbe portarla verso il sole e la felicità. Ma la detective è nata per quel lavoro, vive per portare giustizia, come ripete anche lei ossessivamente: prima mi lascio alle spalle Rosie Larsen e poi mi sposo. Ma voi ce la vedreste la Linden in giardino, al sole, che annaffia i fiori? No, neanche io. La rossa detective è l’esatta riproduzione dell’ambiente che le sta intorno, e cioè carnagione spettrale e maglioni grigio fumo: uno specchio di Seattle che troverà forse pace quando Rosie sarà definitivamente lasciata riposare in pace.
Richmond, infine, credo abbia sbagliato lavoro. Non può avere una coscienza così profonda, un così alto rispetto verso il prossimo e sperare di sfondare in politica. Come detto sopra, la sua difesa verso Ahmed gli fa onore, lo rende molto più umano di tutte quelle figure che gli stanno intorno. Vedremo se questa sua ostinazione verso il “giusto” lo porterà alla vittoria o dovrà anche lui scendere a compromessi per esaudire il suo sogno.
Il colpo di scena finale smuove un po’ la narrazione, ma credo che l’irruzione dell’FBI nella macelleria c’entri qualcosa con quello che i nostri detective trovano nella stanza e che gli autori non ci fanno abilmente vedere. Detto ciò, vi rimando all’appuntamento di settimana prossima, per vedere se ci saranno sviluppi nelle indagini e scoprire come farà Linden a dare 50 milioni di dollari a suo figlio.

VOTO: 7½

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Informazioni su Ste Porta

Avendo sempre avuto delusioni nei rapporti col gentil sesso, si è tuffato nel mondo della finzione filmica (tv e non), partendo da Lost, passando per Fringe e Breaking Bad, arrivando a Dexter. Guarda tutto quello che c'è di guardabile (ebbene sì, ha visto anche tutto Flash Forward), cercando il senso della vita in una pellicola cinematografica. Si diletta a scrivere recensioni di serie tv, sperando un giorno di precipitare con un aereo su un'isola misteriosa, piena di botole nascoste. E' stato fidanzato per qualche anno con Evangeline Lilly, ma lei non l'ha mai saputo. Sapete, la distanza. Raccoglie citazioni improbabili di chiunque, ha letto il 95% di quello che ha scritto Stephen King e non ha ancora trovato il senso della vita... ma Dexter Morgan gli sta dando qualche bella dritta.

Pubblicato il 12 maggio 2011, in Recensione episodi, The Killing con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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