Glee- 2×19 “Rumours”

Cheno

Ci avviciniamo al concorso nazionale e i nostri gleeks sono meno concentrati del solito, distratti da gossip e rumours, come da titolo. Torna April e Will si trova combattuto dal nuovo bivio (crossroads) che la vita gli propone. Infine Sam diventa un personaggio.

Lasciatemi cominciare con una sviolinata contenuta alla migliore guest star che Glee ci abbia regalato finora: Kristin Chenoweth.

Molti fan hanno sofferto il peso della sua tristezza nell’episodio 1×16: “Home”, io, invece, ne avevo subito il fascino, la simpatia, la delicatezza e l’energia allo stesso tempo. Ma veniamo a questo episodio. Il particolare che più mi ha entusiasmato riguardo la sua nuova apparizione è la mancanza di un saluto a fine puntata. Non so se la rivedremo già nella prossima o più verso il finale, ma che importa? Tornerà! Non c’è Gwyneth o Britney che regga il paragone.

L’attenzione, stavolta, non è sul suo essere tremendamente vissuta e tardona. April viene a presentare una tentazione fortissima per Will, risvegliando in lui sogni sopiti (o soffocati dall’ex moglie). Tali sogni riguardano Broadway, ovviamente, a cui hanno dedicato un’aria iconica, da cui basta estrapolare “Because my name is April Rhodes/ I’ve kissed princes and toads/ And it’s a good bet I’ve slept with you” per capire quanto ben riuscite siano le performance ironiche in questa serie. L’altro esempio di favolosità e talento vocale di April è “Dreams”, che rientra nel carattere tributario dell’episodio.

Ebbene sì, dopo decine di ruffianerie fin troppo contemporanee, Glee punta di nuovo sulla musica, omaggiando uno degli album più famosi di sempre: “Rumours” dei Fleetwood Mac. Concepito nel 1977, in un periodo di dissidio interno per la band, “Rumours” rappresenta la riscoperta della melodia e del lavoro di gruppo, a svantaggio delle tensioni irrisolte.

Mr Schue sfida dunque il club a mettere da parte le voci di corridoio che imperversano alla McKinley, utili solo a danneggiare relazioni e dedizione corale, e riscoprire l’unità attraverso la musica. Compito che solo Kurt sembra capace di seguire appieno (10 punti a favore per l’impegno e l’elusione di stereotipi gay gossippari).

Guitars

A mio avviso il numero più emblematico da questo punto di vista è “Never going back again” di Artie, dato il tripudio di chitarre e corde pizzicate in primo piano. Seguito dalla più prevedibile “Don’t stop” i cui versi si insinuano, ancora più destabilizzanti, nella situazione di incertezza di Will (“Don’t stop, thinking about tomorrow… yesterday’s gone”). Insomma Broadway or not Broadway: questo è il dilemma. Le nazionali sono la sua meta attuale, ma le seconde occasioni sono una rarità da non prendere sottogamba, infatti l’episodio si chiude sui suoi sguardi perplessi verso April (la speranza per un successo mai raggiunto). Qualche altro estratto dal musical “Crossrhodes” non potrà che farci esaltare.

Il nucleo dell’episodio, però, sta nell’approfondimento sulla vita di Sam. Per la prima volta gli diamo un’occhiata più da vicino, rendendoci conto che è abbastanza sfigato per rientrare a pieno diritto nel glee club (eccezion fatta per la sua aura nerd). Forse la questione “mio padre ha perso tutto e ora viviamo in uno squallido motel” è drama sempliciotto, riproposto innumerevoli volte dopo la crisi economica degli ultimi anni, ma almeno ha tessuto un velo di empatia verso il personaggio.

I fan preoccupati per la “continuity”, poi, possono tirare un sospiro di sollievo: Rachel è ancora mentalmente instabile e Quinn è ancora una stronza. Miss Berry, infatti, ha nuovamente abbandonato la coltivazione della sua immagine di diva in favore di Frankenteen, tentando di farlo separare da Quinn (il primo amore a cui si perdona tutto) con un atteggiamento, però, meno psycho del solito. La bionda, invece, avendo perso la corona e guadagnato qualche smagliatura nella stagione scorsa, continua la sua scalata verso il titolo di reginetta, ma soprattutto di Head Bitch In Charge, intimando a Finn di porre fine ai duetti con suddetta diva. Ovviamente Rachel trova una scappatoia mettendolo alla batteria durante “Go your own way”: visuale perfetta per riempirlo di occhiate maliziose. Gli amanti di shipping e triangoli hanno parecchio a cui pensare. Io vado oltre.

Mentre Kurt è diventato un personaggio positivo, il fardello dell’omosessuale sofferente passa in pieno a Santana, la quale torna su dichiarazioni d’amore a Brittany con la mielosa “Songbird”.

Ancora niente di sostanzioso da parte di Terry, la divorziata in cerca di hobby, mentre una menzione d’onore spetta ai siparietti comici di Brittany (Fondue for Two e l’immersione nel giornalismo scandalistico) e Sue, la quale si affianca sempre di più ai Villain da cartone animato: organizza una rivista scolastica di serietà paragonabile a quelle che inondano le sale d’attesa dei parrucchieri, prepara cocktail alla placenta e ci regala persino un paio di travestimenti al limite della follia (ripesca il trucco di David Bowie dagli anni ’70 e Ann Coulter dalle personalità trash del mondo repubblicano).

Suwie

Non nascondo il mio entusiasmo quando l’ho vista in queste condizioni, nonostante continuino a punzecchiarci con riferimenti a Bowie senza fargli un homàge come si deve!

Spero vivamente che il prossimo tributo sia a lui. Per ora tocca al prom.

VOTO: 8 e 1/2  (e 5 stelle al gatto colossale di Brittany)

NOTA: Vi segnaliamo che è in uscita il Film di Glee: QUI per i dettagli 😉

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Pubblicato il 6 maggio 2011, in Glee, Recensione episodi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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