Glee – 2×17 A Night of Neglect

Dopo una lunghissima pausa Glee è tornato e l’ha fatto con una puntata, A Night of Neglect, che già dal titolo avrebbe dovuto farci saltare sulla sedia e sperare in un ritorno coi fiocchi dei nostri losers preferiti. Avrebbe, appunto, perché in realtà questa puntata – che sicuramente presenta degli spunti positivi – mostra una serie di eventi caotici e poco amalgamati tra di loro, senza considerare una serie di no sense e di trovate “WTF?” che sono forse un po’ troppo perfino per Glee.
Ma andiamo con ordine.

La notte dei negletti, ignorati, trascurati, non apprezzati… O come dir si voglia
Se in ogni puntata il punto principale è trovare un modo grazie al quale i nostri protagonisti possano dare sfogo alle loro ugole d’oro – che sia nel mezzo della mensa o in un centro commerciale – ecco che qui il pretesto tocca un’altra delle note dolenti del Glee Club: i soldi. Già, perché a dispetto di quanto possa sembrare davanti ad esibizioni come quella di Thriller o a cori gospel e a fiumi di orchestrali pronti a lavorare sempre e comunque con loro, la McKinley High è costantemente senza lo straccio di un quattrino: stavolta non solo per le Nationals a New York, ma anche per un fantomatico decathlon atletico di supercervelli a cui partecipano Mike, Artie, Tina e Brittany.
Sì, Brittany è tra i “Braniacs” ma, nonostante l’assurdità della questione, come si può non rimanere colpiti dalla sua competenza in malattie feline?
Comunque, dato che l’idea di Schuester di “fare come si faceva ai tempi d’oro del suo Glee Club e vendere salt water taffy” si rivela stupida – qualcuno dica a quest’uomo che i tempi sono cambiati! – ecco comparire nuovamente Holly Holliday e la sua idea per risolvere la situazione: una serata di musica, balli, e canti in cui i poveri ragazzi possano sentirsi un po’ meno “neglect” e il pubblico possa sentirsi partecipe donando fondi tramite i biglietti venduti.
Bene, ottima idea.

Peccato che poi Schuester non faccia assolutamente NULLA per aiutare i ragazzi a trovare del pubblico…caspita, neanche i professori della scuola? Neanche due parenti raccattati per strada?
La serata presa così com’è non sarebbe neanche male: Tina che canta I follow rivers, Mike che balla sulle note di Bubble Toes, Holly che si esibisce con Turning Tables di Adele e un finale strepitoso con Mercedes e Ain’t No way di Aretha Franklin. Peccato che in mezzo, come sempre, si inseriscano questioni discutibili.

The League of Doom – e dovremmo avere paura?
Che Sue Sylvester voglia demolire il Glee Club non è una novità; che voglia farlo ora più che mai, dopo che a causa loro i suoi Aural Intensity hanno perso, è più che comprensibile: ma che non abbia ancora capito che i ragazzi del Glee Club non si lasciano abbattere dai primi “buuuuh” che incontrano, ecco, questo da Sue non lo accetto. Perché va bene che debba fare la cattiva, ma è molto più intelligente di così.
Invece gli autori decidono di farla passare per cretina, perché solo una stordita potrebbe mettere su una “League of Doom” composta da:
– il coach dei Vocal Adrenaline, un individuo di cui mi rifiuto di imparare il nome solo per il modo patetico con cui cerca di sedurre Holly Holliday (anche se questa merita di essere riportata:
That guy has tiny baby hands. Seriously. It’s weird. Once I saw him try to pick up a Big Mac, and he couldn’t do it. He had to eat it layer by layer. Teeny, tiny, wee baby hands)
Sandy Ryerson, l’ex insegnante del Glee Club e ora affermato spacciatore, che parte come il più deciso dell’allegra brigata e finisce col finanziare il gruppo perché “Aretha is my kryptonite
Terry Schuester, la cui utilità è, al momento, non ancora pervenuta.
Insomma, Sue può fare molto meglio di così, e lo sappiamo bene.

Holly Holliday
Devo ammetterlo, ho un debole per questa donna, quando c’è lei persino Schuester sembra un personaggio interessante.
E poi c’è poco da dire, la Gwyneth (sì, la chiamo così perché in fondo spero potremo diventare amiche, un giorno) è proprio brava – e non lo dico per il suo, non poi così meritato, Oscar, parlo di quello che è diventata dopo: dopo essersi messa con Chris Martin, dopo aver chiamato i suoi figli con nomi discutibili. Dopo.
Però… Capisco che non potessero tenerla per sempre e mi piace che ogni tanto ricompaia così, a sprazzi, col suo fare da gitana vagabonda, ma farla andare via per permettere a Will ed Emma di mettersi insieme, no. Il rapporto tra questi due è bello proprio perché vengono tenuti distanti, perché si avvicinano ma non si sfiorano mai – e in quest’ottica il disturbo ossessivo di Emma è davvero una splendida metafora della difficoltà di entrare in contatto con le persone.
Spero che non rovinino questo rapporto solo per seguire il trend “dopo n puntate, devono per forza stare insieme”.

Personaggi random, identità random
Partiamo dalla prima questione, i personaggi messi dentro senza un vero perché se non quello commerciale. Sunshine Corazon, interpretata dalla cantante filippina Charice, fa una comparsata giusto in tempo per dire al Glee Club che vuole aiutarli per la serata – “I have 600 Twitter followers. I can get all of them to come” – per cantare con la sua voce strabiliante All by myself e infine sparire. Sì, neanche il tempo di mostrarla in un’altra situazione: si scopre solo grazie a Santana che né lei né i suoi fan andranno alla serata e solo alla fine si capisce che è stata tutta opera del coach dei Vocal Adrenaline.
Ora, non so voi ma se una compare più per cantare che per esigenze di trama, non si dovrebbe capire così chiaramente… mancava solo la scritta “messaggio promozionale”.

Infine, le identità random. Tra tutte le persone che potevano scegliere per lanciare frecciatine alle star e ai loro capricci, la scelta di Mercedes semplicemente non ha alcun senso: va bene sentirsi messi da parte, va bene che reggere il confronto con una come Rachel tutte le volte possa essere pesante, ma Mercedes ha dimostrato in altre occasioni di saper lottare per quello che vuole e soprattutto, come avevo fatto notare qui, lei e Rachel sanno andare oltre le mere scaramucce da diva. Questa volta a dimostrarlo è proprio Rachel che, se a un primo sguardo può non sembrare la più adatta, in realtà dimostra un percorso di maturazione coerente e stabile. La sua riflessione “That’s your problem. Because I would rather be a star than be liked. And-and… I’m not saying that it’s healthy, and I’m not saying that it’s better than being loved, but there’s nothing… nothing… that I wouldn’t do for the chance to be in the spotlight” è tanto vera quanto difficile da ammettere; la sua “sfida” a Mercedes – “se vuoi il numero finale, torna indietro e portamelo via” – e la conseguente “ammissione di sconfitta” davanti ad un’esibizione da brivido come quella di Mercedes, rappresentano forse il punto più alto dell’intero episodio.

Voto: 6/7 (sarebbe 6 ½, ma con quello che ho appena scritto su Rachel mi sento di aggiungere qualcosina ad una puntata che, per altri versi, mi ha lasciata basita.)

Nota:
Nel discorsino di Holly ai ragazzi assunti dalla League of Doom come disturbatori della serata – un discorso, tra l’altro, da far ascoltare non solo ai giovani, ma anche a molti cosiddetti giornalisti – si fa riferimento a e Debbie Gibson e al suo successo come cantante che si esibiva nei centri commerciali. Peccato che quella fosse la sua rivale Tiffany, come moltissimi articoli online fanno gentilmente notare… autori, sveglia!

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 25 aprile 2011, in Glee, Recensione episodi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ma qui ci sono recensori validissimi… non me l’aspettavo! In questa puntata la chicca è il tuo riassunto del rapporto Will-Emma – ottimo; in BTW sei stat* un* dei pochi a cogliere la tenerezza del flashmob.
    I tuoi gleecap hanno una nuova fan

  2. ti ringrazio per i complimenti, sono contenta che ti siano piaciute le mie due recensioni!
    il rapporto tra will ed emma è molto delicato e come tale va affrontato, a mio avviso; poi non dico altro sulla puntata BTW perché se no spoileriamo sotto quella precedente e non si può =) comunque ti ringrazio anche per quella!
    a presto

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