The Killing: 1×03 – El Diablo


Devo ammettere che sto cominciando ad affezionarmi all’atmosfera che si respira in The Killing. Non prendetemi per un pazzo: con questo non voglio dire che mi piacciano gli omicidi perpetrati ai danni di innocenti (innocenti?) fanciulle adolescenti, ma intendo quel grigio cupo che fa da sfondo a qualsiasi scena di questa nuova serie tv. Dopo tre puntate The Killing sembra un buon prodotto con ottime prospettive, ma dicevo così anche di Flashforward, quindi la smetto coi miei pronostici senza senso e mi addentro in questa ancor più sinistra 1×03, dal titolo “El Diablo”.

La puntata inizia dove ci avevano lasciato la settimana scorsa, ovvero in quella “gabbia” che alcuni studenti usavano come luogo delle loro feste pervertite. Si viene a scoprire che, nella stanza affianco, il custode Lyndon Johnson Morales (che ha già precedenti per molestie su minori), spia questi incontri poco galanti, senza ovviamente averlo mai detto a nessuno. I detective Linden e Holder si recano allora a casa del custode, che nel tentativo di scappare si butta dalla finestra, finendo in gravi condizioni all’ospedale. Qui, interrogato dalla Linden, indica che Kris Echols, il migliore amico del ricco Jasper, era presenta con Rosie nella “gabbia” la notte della festa. Nel frattempo la notizia dell’omicidio è uscita sui giornali, provocando diverse reazioni: da una parte il consigliere Darren scopre che la talpa che parla con la stampa è probabilmente il suo aiutante Jamie, dall’altra i genitori di Rosie vogliono sapere com’è morta, sprofondando ancora di più nella cupa disperazione. Nel finale, il professor McLaren scopre su un cellulare ritirato ad un alunno il video di quella fatidica scena nella gabbia, dove si scorge, oltre a Rosie e a Kris Echols, anche un terzo individuo: Jasper “El Diablo” Ames.

Anche questa terza puntata supera nettamente la sufficienza. Come dicevo poc’anzi, l’atmosfera di questa serie partecipa sicuramente in modo attivo al racconto della storia. Un particolare di cui mi sono accorto e che mi ha strappato un sorriso, è quello delle scene che riguardano il quasi marito della Linden, che la sta aspettando ormai da giorni in California. Proprio la California che è la terra del sole e del calore non viene mai fatta vedere. La Linden telefona sempre di sera al fidanzato, che è sempre sdraiato nel semi buio a guardare la tv e a bere una birra. Anche qui è il grigio il colore predominante, non c’è mai uno stacco su una scena piena di colori e che rallegri l’ambiente. Anche le poche scene in cui su Seattle splende il sole (non può sempre piovere, non è mica Blade Runner), il calore che esso dovrebbe irradiare è sempre attenuato, dando così l’idea del freddo pungente dell’aria.
I colori sono sempre stati una delle cose che mi colpiscono di più nei film o nelle serie tv: vogliono sempre comunicare qualcosa. Ma senza una buona storia dietro, i colori sono pressoché inutili. E la storia che ci stanno raccontando sembra buona, a mio modesto parere. E’ ovvio che non è poi così originale l’idea di una ragazzina delle superiori che venga ritrovata morta in circostanze disumane dopo una festa un po’ troppo ambigua, ma bisogna anche saperle raccontare certe storie, per evitare di finire nel banale. E’ sicuramente troppo presto per capire come sarà The Killing e quali altre cose sconvolgenti ci verranno mostrate, ma questa puntata mi ha sicuramente invogliato a vedere la prossima, e non è una cosa che succede con tutto quello che di nuovo mi accingo a vedere.
Anche questa settimana ho provato a cercare le così tanto decantate somiglianze con Twin Peaks, ma sinceramente non ne ho trovata che una, e cioè che Rosie Larsen probabilmente non è la ragazza che tutti credevano che fosse. Nel capolavoro di Lynch già dalle prime puntate si poteva intuire la sottile pazzia che permeava tutto l’ambiente, a partire dai personaggi principali: qui invece i personaggi sembrano normalissimi esseri umani, che non hanno niente a che vedere con l’occulto e con strane dimensioni parallele. Non basta la location dello Stato di Washington e un po’ di bosco intorno a Seattle a ricreare quelle atmosfere oniriche. The Killing mi sembra più un thriller vecchia maniera, piuttosto che uno sguardo a “quello che c’è e non vediamo” alla Twin Peaks.
Sembra comunque che gli amici di Rosie, Sterling su tutti, sappiano molte cose che fanno fatica a raccontare: c’è sicuramente un disegno molto più grande sotto, che gli autori hanno solo cominciato ad abbozzarci. La fuga di Sterling dalla classe quando il professore tira fuori l’argomento Rosie è secondo me molto significativa, infatti non credo sia dovuta esclusivamente al dolore che può provare per la perdita della sua migliore amica. Anche le ultime inquadrature sono ben fatte: il tormento della madre di Rosie nella vasca da bagno è qualcosa che ti tocca dentro, così come la faccia della Linden quando visiona da sola, al buio, il filmato ritrovato sul cellulare: quell’espressione che oscilla tra lo schifo e la tristezza che ognuno di noi dovrebbe provare di fronte a episodi del genere.

VOTO: 7

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Informazioni su dezzie86

Avendo sempre avuto delusioni nei rapporti col gentil sesso, si è tuffato nel mondo della finzione filmica (tv e non), partendo da Lost, passando per Fringe e Breaking Bad, arrivando a Dexter. Guarda tutto quello che c'è di guardabile (ebbene sì, ha visto anche tutto Flash Forward), cercando il senso della vita in una pellicola cinematografica. Si diletta a scrivere recensioni di serie tv, sperando un giorno di precipitare con un aereo su un'isola misteriosa, piena di botole nascoste. E' stato fidanzato per qualche anno con Evangeline Lilly, ma lei non l'ha mai saputo. Sapete, la distanza. Raccoglie citazioni improbabili di chiunque, ha letto il 95% di quello che ha scritto Stephen King e non ha ancora trovato il senso della vita... ma Dexter Morgan gli sta dando qualche bella dritta.

Pubblicato il 14 aprile 2011 su Recensione episodi, The Killing. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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