Community: l’influenza della cultura pop

Community college: named because they will accept anyone in the community. Other than online schools like University of Phonenix or Walden University, they are probably the worst of all college education. (Urban Dictonary)

Quando pensiamo alle comedy americane, la prima cose che ci viene in mente sono probabilmente le sitcom accompagnate dalle odiose risate in sottofondo, che nella maggior parte dei casi sembrano essere messe a caso e soprattutto in quantità industriali, come se volessero costringerci a ridere anche quando non ci sentiamo di farlo. Fortunatamente però negli ultimi anni si è aperto un filone di veri e propri capolavori in cui ci si allontana dalla bidimensionalità tipica delle sitcom. Ne sono un chiaro esempio Arrested Development, 30 Rock, Glee, Entourage, The Office e il recente Community.

Proprio la serie di Dan Harmon (vincitore di un Emmy per il numero di apertura degli oscar nel 2009) sembra distinguersi ulteriormente dagli esempi citati qui sopra. Community infatti possiede una malleabilità che lo avvicina forse di più a cartoni animati come I Simpson o Family Guy. Non è infatti difficile imbattersi in una puntata su halloween con tanto di zombie, oppure uno speciale natalizio con pupazzi animati in stop motion.

Based on real events

Community è incentrato su un gruppo di studio creato dall’ex avvocato Jeff Winger, espulso dall’agenzia per cui lavorava dopo che si è scoperto che la sua laurea era fasulla, per fare colpo sulla compagnia di corso Britta Perry. Il problema sorge quando ai due si uniranno presto una serie di personaggi particolari: il cinefilo Abed Nadir, l’ultrasessantenne Pierce Hawthorne, i neo-diplomati Annie Edison e Troy Barnes, e la “madre” Shirley Bennett. Nonostante il suo egocentrismo, presto Jeff inizia a rendersi conto dell’importanza che hanno queste persone nella sua vita…

La serie si basa su un’esperienza realmente vissuta dallo stesso Dan Harmon, che nel tentativo di salvare la relazione con la sua ragazza, decise di iscriversi nel suo stesso community college, finendo ovviamente a far parte di un gruppo di studio composto da personaggi che hanno successivamente ispirato la creazione di quella di Community.

Improvvisazione

Qui si potrebbe fare qualche paragone con The Office. Entrambe le serie possono vantarsi di avere un cast perfetto, e quando si ha la possibilità di lavorare con un gruppo di persone di talento, spesso entra in gioco l’improvvisazione. Alcuni dei momenti migliori di The Office non erano programmati. In Community, quello che è il ruolo di Creed nel remake della serie di Ricky Gervais, spetta a Chevy Chase. Harmon si riferisce all’attore dicendo che “spesso se ne viene fuori con battute con cui a volte puoi terminare una scena”. Anche Joel McHale (Jeff) e Donald Glover (Troy) non sono da meno.

Pop culture

E’ ormai impossibile non imbattersi in una serie che non faccia qualche riferimento alla cultura pop.  Gli show americani pullulano di citazioni di film, canzoni, libri, e secondo me è un modo geniale per ampliare la cultura dello spettatore che viene stimolato a cercare di cogliere questi collegamenti e che cerca di informarsi e soprattutto di acculturarsi per godersi a pieno la propria serie preferita.

Community sforna citazione pop in quantità industriale, non solo nei dialoghi ma anche nella narrazione. Ne è un esempio brillante l’episodio “Contemporary American Poultry”, che si rifà al capolavoro di Martin Scorsese Goodfellas. Nel momento in cui partono le note di “Layla” è quasi impossibile per i veri cinefili non commuoversi, ma ce n’è davvero per tutti i gusti. Si va da Lost, Mad Men, fino a (ovviamente) Star Wars, passando per Batman, Beckham (sì, il calciatore), e moltissimi altri.

Forse non è una serie per tutti, ma per chi è cresciuto con la cultura pop, Community è un prodotto imperdibile. Non abbandonate la visione dopo le prime puntate, che effettivamente non sono il massimo, perché è dalla quarta in poi che inizia lo spettacolo. Abbiate fede nel genio di Abed, nell’arroganza di Jeff e nella stupidità di Troy.

Ah, mi sono dimenticato la cosa più importante di tutte. Il señor Chang è il più grande professore di spagnolo di tutti i tempi. “Come on! Hands! 90% of Spanish!”


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Pubblicato il 16 marzo 2011, in Community, Recensioni generali, Serie Consigliate con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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