House M.D. – 7×15 Bombshells

Con le ultime due puntate, in cui prima la Cuddy e poi House avevano attraversato un momento di impasse sentimentale, ci si poteva aspettare tutto e niente.
Come reagirà lui alle richieste di lei?
Come potrà lei andare avanti ignorando il dubbio che, seppure per una serata, ha tormentato House, portandolo al punto di mettere a confronto la sua vita personale e lavorativa?
Arriviamo invece ad un episodio in cui tutto si rimette in gioco in modo inaspettato e ci conduce verso un finale anomalo e dalle imprevedibili conseguenze.

PSICANALIZZANDO HOUSE


Capita, a volte, di accorgersi di volere qualcosa solo pochi secondi prima che ci venga portata via e quando succede ci lascia in dono il ricordo di ciò che poteva essere e il rimorso di non aver capito con sufficiente anticipo che quello era ciò che desideravamo sopra ogni cosa: dev’essersi sentito così House quando, nell’arco di pochi minuti, è passato dall’adorabile scherzo sotto il letto alla notizia del sangue nelle urine della Cuddy. Ed è proprio come un bambino, come lo definisce Lisa, che House reagisce: in totale negazione del dolore, passa dalle battute umoristiche all’autoisolamento, evitando quello che lui stesso definisce “odore della morte nelle relazioni”.

Greg sa benissimo che la posta in gioco è tremendamente alta e proprio per questo tenta di negare la propria paura, perché sa che in queste situazioni lui non è in grado di essere presente, di essere per la Cuddy un sostegno; ma la sua non è, come dice a Wilson, paura che la Cuddy lo lasci in quanto “non abbastanza di supporto”: è perché lui stesso ha il terrore di crollare sotto il peso di una situazione emotiva che semplicemente non è capace di reggere.

House è una persona razionale e negli anni ha spinto la propria emotività in un buco profondissimo, dal quale rischiano di emergere sentimenti per lui ingestibili per il semplice fatto di non essere più in grado di capirli ed interpretarli, perché per anni è stato solo capace di anestetizzarli sotto chili di Vicodin e ora rischia di sentire troppo e tutto insieme.
House evita la Cuddy e scappa davanti alla possibilità di sentire qualcosa non perché non voglia davvero esserci, ma perché inconsciamente mosso da uno spirito di autoconservazione.

I SOGNI

Puntata ricca di aspetti onirici e di citazioni da serie tv e film sulle quali non mi dilungherò: riferimenti come quelli a “Two and a Half Men” o a “Butch Cassidy & The Sundance Kid” hanno sicuramente dei risvolti divertenti per lo spettatore, ma è del sogno in quanto foriero di simboli e messaggi che vorrei parlare.
Vediamo nel dettaglio.

  • Poco dopo la nomina della sorella a tutore di Rachel, la Cuddy inizia a fare sogni in cui tutte le sue speranze più recondite vengono costantemente tradite. In questo caso, in un ipotetico futuro che non la vede ormai più presente, la sua paura più grande è rappresentata dalla crescita di sua figlia e dal fatto che House, pur aiutato dall’onnipresente Wilson, non sarebbe in grado di educare Rachel come un padre dovrebbe: e anche qui torna il concetto espresso due puntate fa, quel “puoi anche amarmi, ma non ti importa di me” che si manifesta con un evidente buon rapporto con la bambina a scapito di un’adeguata educazione

  • Il secondo sogno è di House ed è uno di quelli meglio riusciti per significato.
    Greg cerca di combattere contro la sua razionalità – simboleggiata ovviamente dalla scienza, quindi dal suo team – per arrivare alla sua emotività – la voce della Cuddy; ma i suoi dipendenti sono tramutati in zombie, esseri senza vita che non sanno provare né passione né compassione – tutto ciò che lui stesso non riesce a dimostrare alla sua compagna.
    E non è un caso che, nonostante lui provi a combatterli, questi finiscano col cibarsi letteralmente della Cuddy: è esattamente ciò che sta accadendo e che accadrà, perché sarà proprio il suo non essere capace di sentire emozioni che fagociterà la sua relazione.

  • Il terzo sogno, come tutti i successivi, è della Cuddy. Siamo negli anni ’50 ma, a dispetto di ciò che ci si aspetterebbe, è l’uomo a trovarsi a casa ed è la donna in una posizione lavorativa di comando – cosa che in effetti caratterizza la Cuddy nella vita reale. Qui, però, si manifestano le paure di Lisa: i suoi dubbi sull’adeguatezza di Rachel ad una difficile scuola materna – mai davvero espressi, ma solo accennati – si trasformano in una bambina praticamente perfetta; il timore che House non sarà mai davvero lì al suo fianco si tramuta in un perfetto casalingo che non zoppica nemmeno più; ma tutto questo non ha senso ed è tanto probabile quanto il suo ventinovesimo compleanno.
    Qui la parte conscia di Lisa comincia ad interagire con l’inconscio e a notarne le incongruenze: perché mai House non sta zoppicando?

  • Quarto sogno, ovvero: dov’è il sostegno del mio compagno quando ne ho bisogno? All’esterno una distesa di uomini armati di fucile rappresenta tutte le difficoltà della vita quotidiana, mentre all’interno c’è solo un uomo capace di fornirle vie di fuga: un mondo fatto di Australia, karaoke, gamberetti e patatine fritte a sostituzione dei problemi affrontati tutti i giorni, quelli davanti ai quali Lisa si ritrova a sparare da sola.
    Quest’uomo, quello che continua a dirle “I can do better”, non riuscirà a starle accanto: può esserci solo nei sogni e solo accompagnato continuamente da dolci, come se fossero un carburante che lo aiuta a starle davvero vicino.

  • Ultimo sogno, il grande momento della puntata. Basato su un remake di “Get Happy” di Judy Garland, al primo sguardo si presenta come un intermezzo divertente e allucinato dovuto all’anestesia dell’intervento, ma ad una seconda e più attenta visione si rivela di gran lunga il sogno più inquietante. Il brano cantato da House viene presentato inizialmente in 3 versioni grazie alle quali passiamo da un motivo di speranza ad uno disturbante e distorto, in cui l’elemento comico della musica e della gestualità si manifesta subito per la sua enorme inadeguatezza al momento. Una sensazione, questa, alimentata per tutta la durata del sogno da immagini, suoni e gesti ripetuti che sono proprio alla base del concetto freudiano di perturbante.
    House porta finalmente la sua compagna a ballare, ma l’unico vero legame tra loro è il candy-cane, il bastone-caramella che simboleggia contemporaneamente il Vicodin (candies, appunto) e il motivo che ha portato Greg alla dipendenza (la gamba, da cui il bastone).


“PAIN HAPPENS WHEN YOU CARE”, l’inaccettabile realtà.

House sparisce davanti alla possibilità che la Cuddy possa morire, ma ad un certo punto ritorna, con una scelta visiva che non passa inosservata: deve riattraversare il suo personalissimo buio per poter trovare il modo di esserci e quando ci riesce un po’ di quel buio se lo porta dietro. La Cuddy per tutto questo tempo non ha nemmeno sospettato che l’inevitabile potesse accadere: anzi, ha proprio ignorato l’elefante nella stanza e l’enorme V che campeggiava sulla sua testa, anche se il suo subconscio ha lavorato duramente per farglielo riconoscere.
Basta quindi un banale riferimento alle pastiglie chiamate “candies” dalla piccola Rachel per fare aprire gli occhi a Lisa.

E’ un finale amaro, in cui entrambi hanno ragione ed entrambi hanno torto: House ha fatto di tutto per migliorare, ma ricade costantemente nei suoi stessi schemi, fatti di errori e di “I can do better” ormai non più credibili; la Cuddy ha preteso troppo da un uomo che rimane un ex tossicodipendente e ha forse sottovalutato i suoi sforzi, ma la realtà è che la sua condivisione dei problemi di House è ormai lunga dieci anni – come ricorda sua sorella – e una debolezza come il Vicodin rappresenta un fantasma in grado di minare anche un indiscutibile amore.
E così con l’ultima immagine ritroviamo un uomo solo, in quel bagno in cui non molto tempo prima una donna l’aveva salvato dalla dipendenza e da se stesso: la Cuddy è sparita, ma il Vicodin è rimasto.

Cosa ne sarà di questo episodio nell’economia della stagione?
Innanzitutto una meravigliosa prova da parte di Hugh Laurie e di Lisa Edelstein, la cui bravura e intesa sono di gran lunga superiori a tante altre coppie lavorative di lunga data.
Poi una domanda: cosa succederà ad House? Non può tornare quello di prima e spero che gli autori lo sappiano: questa parentesi, seppur breve, lo ha cambiato e mi auguro che l’evoluzione del personaggio ne tenga conto. C’è da capire solo in che modo cambierà, perché esattamente come il paziente si è ammalato per le schegge delle bombe che tanto amava far esplodere, così anche House potrebbe patire le conseguenze della deflagrazione di questa bomba che forse sì, era ad orologeria e prima o poi sarebbe esplosa, ma che lui non si aspettava minimamente ora.

Quei suoi strazianti “No, no, no, no, don’t… don’t… don’t, please, don’t” esprimono la consapevolezza di aver fatto un errore enorme, la voglia irrazionale di tornare indietro per cambiare tutto e la presa d’atto che non è più possibile: che tutto ciò che rimarrà ora sarà il rimpianto, un dolore sordo – eppure sempre presente – da anestetizzare il prima possibile.

Voto: 9, di cui mezzo punto dedicato all’interpretazione ineccepibile di Hugh Laurie.

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 11 marzo 2011, in House M.D., Recensione episodi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Grande recensione Xfaith84! Sempre la migliore=)

  2. =) sempre troppo buono =)
    grazie!

  3. Complimenti per la recensione,hai espresso perfettamente le mie conclusioni sulla puntata e sulla evoluzione del personaggio,prova superlativa i hugh laurie,il più straordinario talento televisivo degli ultimi anni!

    • grazie!
      credo anch’io che hugh laurie sia straordinario e mi ha fatto piacere che nel pezzo di “get happy” abbia potuto – seppur a mio avviso in modo inquietante – esplorare anche quella espressività comica tipica soprattutto dei suoi esordi come attore.
      grazie ancora!
      =)

  4. complimenti veramente per la fantastica recensione!!! rispecchia il pensiero del 90% dei fan!!!!

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