Fringe – 3×12 Concentrate and Ask Again

Non sono mai stata una persona superstiziosa, ma ultimamente stanno succedendo eventi che mi stanno facendo ricredere sulla possibilità che dire certe cose o parlare di certe altre possa obiettivamente portare sfortuna. Ad esempio, ho scoperto che se dico: “Uh, quest’anno, incrociando le dita, l’influenza la sto schivando che manco Neo con le pallottole” non mi succede nulla, ma se mi azzardo anche solo a ribadire il concetto una seconda volta nell’arco di una stessa giornata, quella arriva, puntuale come un treno svizzero.
E’ la sfiga, bellezza. Non puoi sfidarla.
Ora, se già la prima volta che si è parlato dei Primi Nati non è andata proprio benissimo – non fosse altro per l’enorme mole di dubbi inutili aggiunti, come qui riportavo – ed è stata prodotta la puntata più debole della stagione (3×06 6955 Khz), come poteva finire con questo secondo tentativo di affrontare l’argomento? Non bene, amici. Non bene.

La puntata si apre con Nina Sharp che entra in quello che sembra essere l’ufficio di William Bell, si guarda in giro con l’aria di chi è già stato lì più volte e si dirige verso una cassaforte – con una scritta più che criptica, visto che “stay out – this means you” non è esattamente l’indicazione più chiara che ci sia stata offerta. Trova una serie di oggetti, tra cui una foto di lei con il compianto Belly, ed infine arriva a quello che cercava: una copia dei Primi Nati, questa volta in tedesco, dal titolo “Die Ersten Menschen” di tale M. Weiselauss. Decide così di chiamare Olivia per mostrarle quello che aveva già intuito nella precedente puntata, e cioè che anche Bell era stato a sua volta interessato a questi particolari libri che, seppur di autori diversi, riportano in maniera identica le stesse frasi e gli stessi concetti.

Dal confronto scientifico, le due donne passano a farsi le trecce a vicenda e a parlare delle loro disastrose vite amorose (non è andata proprio così, ma l’impressione era quella): veniamo a sapere che Olivia ha dei dubbi riguardo ai sentimenti di Peter verso di lei e Bolivia, mentre dalla Sharp scopriamo che aveva avuto una relazione complicata con Belly – pure con lui? Non bastava il bacio inspiegabile con Broyles nella seconda stagione?! – che non si è mai evoluta abbastanza perché i due non comunicavano i loro sentimenti – e non mi sembra che le cose siano migliorate con Broyles, quindi try harder, Nina.
Insomma, non so se avete capito che il punto centrale della puntata è: non sai quello che pensa Peter finché non glielo chiedi.

Da qui si passa all’evento della settimana, piuttosto interessante, anche se capiamo sin da subito che si tratta di un caso filler che poco o nulla avrà a che spartire con la nostra storia. Insomma, oltre ai soliti collegamenti – la polvere “spaccaossa” agisce con un metodo che era già stato sviluppato da Walter e Bell, ma cosa non hanno inventato ‘sti due? – la trama legata agli esperimenti dell’esercito, alla morte dei figli dei soldati e alla conseguente loro vendetta è slegata da tutto il resto.
Purtroppo il modo in cui si prova a risolvere il caso non mi ha altrettanto soddisfatta. Il primo ex-marine ad essere beccato finisce in ospedale in condizioni che non gli permettono di essere interrogato e quindi a Walter si accende la lampadina: ma io nella mia Cortexiphan-class avevo un ragazzino telepatico! Andiamo a cercarlo!
Ecco… va bene che Walter non è tutto a posto e che quindi è lecito che ci siano molte cose dimenticate che tornano a galla a distanza di anni: però mi sembra che questo stia diventando un escamotage troppo frequente per inserire in itinere dettagli che tornano utili sul momento.

Da qui ovviamente i paralleli si sprecano: il giovane, Simon Phillips, non riesce ad avere relazioni sociali con nessuno, men che meno con la ragazza dei suoi sogni, proprio a causa della sua abilità, che gli permette di conoscere anche quei dettagli che non si dovrebbero mai sapere sulle persone e su quello che pensano davvero; Olivia, come già detto, non capisce cosa Peter provi per lei e se provi ancora qualcosa per l’altra, anche se Little Bishop gliela sta rendendo chiara che più chiara non si può.

Già! Perché l’allegro stordito questa settimana non fa molto, ma quel poco che fa lo fa male.
Innanzitutto, dopo un episodio come quello di settimana scorsa – in cui, lo ricordiamo per chi non se ne fosse accorto, aveva la stessa stabilità mentale di un bipolare – in questa puntata torna inspiegabilmente normale, non accusa più alcuno scombussolamento e sembra quasi che non sia successo nulla. Gravissimo, a mio avviso, non portare avanti anche solo minimamente questa trama, che già di per sé presenta delle debolezze.
In più, come se non bastasse, Olivia è tornata over here da parecchio tempo, passa i suoi minuti liberi ad accusarlo di essere ancora affezionato a quell’altra e lui che fa?! Improvvisamente le porta il caffè col latte, come lo beveva l’altra! Ho capito che ultimamente era impegnato ad ammazzare shapeshifters che neanche le zanzare ad agosto, ma un po’ di attenzione, diamine…

Ovviamente tutto questo ha la funzione di introdurre alla fine del caso e alla fine della puntata, che, come dicevo all’inizio, hanno la sfortuna di avere dalla loro i Primi Nati, che seminano briciole di sfiga nella trama come Pollicino nel bosco.
Già, perché risolto il caso – che passa per un inseguimento ad una festa di raccolta fondi che suscita zero empatia da qualunque lato la si guardi – Simon-ti-leggo-nel-cervello-Phillips decide di rivelare a Olivia cosa effettivamente Peter provi nel suo piccolo e imperscrutabile cuoricino.

Nel frattempo, Nina Sharp – che deve aver passato tutto l’episodio a cercare di ricordarsi come sia passata da Belly a Broyles, e spero che un giorno ce lo racconti – si mette ad osservare i libri e scopre quello che io, voi e il resto del mondo avevamo già capito un paio di mesi fa: l’autore del libro sui Primi Nati, che sia Seamus Wiles o M. Weiselauss, è sempre Samuel Weiss, il tizio del bowling che era stata proprio lei a consigliare a Olivia dopo il suo primo ritorno dall’altro universo.
La nostra Nina, che sarà pure stata un po’ lenta a capirlo, ma rimane una dura, si presenta dall’amico Sam e gli chiede senza troppi peli sulla lingua tutto quello che vorremmo sapere: cosa sa dei Primi Nati, perché ha scritto lui i libri e soprattutto a cosa diavolo serva il vacuum, la macchina che crea e distrugge.
Qui un piccolo folletto tecnologico deve aver fatto qualche stregoneria al mio schermo, perché all’improvviso la puntata di Fringe si è trasformata nella versione sci-fi di una favola di bassa lega; altrimenti non si spiega come tutta la storia di questa splendida serie, la sua mitologia e la sua creatività possano ridursi a:
Si salverà l’universo in cui abita l’Olivia che verrà scelta da Peter”.
A questo punto le domande e i dubbi hanno cominciato a fare a pugni tra di loro per entrare nella mia testa:

  • come si può determinare la sopravvivenza di un universo in base all’emotività di uno solo?
  • come è possibile tutto ciò se si considera che quell’“uno solo” è Peter Bishop, noto per la sua completa incapacità di giudizio quando si tratta di donne?
  • il vacuum in questo modo distruggerebbe almeno uno dei due universi… e dove sta la forza creatrice? E non mi dite “nel letto di Peter”, non vale.
  • perché ho trovato più spessore nella profezia di Harry Potter e Voldemort che in questa?

Ovviamente l’ultima scena della puntata non può che essere la lettura del foglio che Simon ha dato a Olivia: una riga, una sola, che dice “he still has feelings for her”.
Potevamo dubitarne?

Insomma, questa puntata non mi è piaciuta, non solo per i motivi sopra elencati, ma perché mette in serio pericolo tutto ciò che è stato fatto fino ad ora. Inoltre l’intera costruzione della puntata – il telepatico, la conversazione post-milk, la lettura dei pensieri di Peter – sono stati tutti indirizzati al finale in modo troppo evidente e in un episodio non dovrebbero mai vedersi così bene gli ingranaggi della trama.
La mia unica speranza è, come ci ricordava il season finale della seconda stagione, a demon’s twist rusts, e cioè “don’t trust Sam Weiss”: spero davvero che lui parteggi per l’universo “over there” e che si sia inventato questa palla orrenda perché ha un piano malefico in testa per portare Peter a distruggere l’universo “over here”. Insomma, qualunque cosa, anche un Sam bugiardo patologico, ma non questo.
Ma la svolta alla Heroes, in cui se salvi una cheerleader salvi il mondo…
No, grazie.

Voto: 5, più ½ punto per il caso filler, comunque abbastanza buono.

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 7 febbraio 2011, in Fringe, Recensione episodi con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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