Fringe – dove eravamo rimasti?

Se qualcuno, nel lontano 2008, mi avesse detto “fra due anni Fringe sarà una delle tue serie preferite, sarà costruita in modo quasi perfetto e la consiglierai a chiunque tu conosca”, la mia risposta – seguita da una risata di quelle che ti fanno passare due giorni con un male terribile agli addominali – sarebbe stata più o meno questa: “Sì…in un altro universo, probabilmente. Uno in cui la Torv è diventata una grandissima attrice e Peter Bishop si è trasformato in un idiota!”
Ecco, questa è la dimostrazione di quanto la vita sappia essere imprevedibile: perché non solo Fringe è effettivamente diventata una delle migliori serie in circolazione, ma Anna Torv è migliorata così tanto da far urlare al miracolo e Peter…beh, che dire, diciamo che se dovessi disegnarlo qui, su due piedi e solo per voi, sarebbe rappresentato da un enorme ormone con due gambe e la faccia da ebete. Com’è possibile che sia successo tutto ciò? Ora ve lo spiego. Preparatevi, però, a qualche viaggio un po’ di qui e un po’ di là, quindi se avete bisogno di pastiglie contro la nausea, rimedi contro lo strabuzzamento di occhi continuo o un taccuino per prendere appunti, pensateci ora o mai più.

La fine della seconda stagione ci aveva lasciato con un cliffhanger di quelli pesantissimi:
Alt-Olivia – o Bolivia, o “quella con la faccia da schiaffi” – aveva preso il posto della nostra vera Olivia, mentre lei era rimasta prigioniera sotto le grinfie del cattivone di turno – Walternate, il vero padre di Peter.
“Cosa succederà ora?” ci siamo chiesti un po’ tutti, abbuffandoci di pop-corn e annegando la nostra tensione in litri e litri di birra – ogni riferimento al mio modo di reagire davanti ai finali di stagione è puramente casuale. A sciogliere tutti i nodi è arrivata la terza stagione che, per le prime 7 puntate, ha creato un’alternanza di episodi “Over There” e “Over Here” che ci hanno mostrato come la situazione procedeva nei rispettivi universi. Cerchiamo quindi di vedere cosa sia successo lì e qui.

OVER THERE

Il tema del doppio non rappresenta certo una novità nella storia della letteratura e delle arti in generale, ma ciò che accade nel primo episodio (3×01 Olivia) scombina sin da subito le carte in tavola: infatti, se all’inizio la nostra eroina lotta con tutte le sue forze per scappare e tentare di tornare a casa, col passare delle ore si accorge che le sta succedendo qualcosa di strano, di anomalo. Scopriamo che Walternate vuole studiare la capacità di Olivia di passare da un universo all’altro, ma certo non può farlo analizzandola contro la sua volontà: così le impianta la coscienza di Bolivia e, in men che non si dica, della nostra vera Olivia non rimane più alcuna traccia; giusto il tempo di raccontare ad un tassista la sua vera, allucinante storia e poi basta, un’altra identità prende il sopravvento e la nostra protagonista sembra persa per sempre.

Sembra, però, perché già dalla puntata successiva (3×03 The Plateau) viene sollevata una serie di dubbi. Charlie – che in questo universo è vivo e vegeto – sembra vedere in questa Bolivia qualcosa di diverso, qualcosa di cui non si rende conto nemmeno lei, che si salva dalle grinfie di uno che prevede il futuro calcolando qualunque tipo di variabile proprio in virtù della sua peculiarità: non aver mai vissuto in un universo in cui bisogna fermarsi e prendere il proprio respiratore quando si accende il segnale di aria contaminata.
Come se non bastassero queste stranezze, comincia ad avere le allucinazioni: c’è un tizio, che assomiglia un sacco a quello che faceva Pacey in Dawson’s Creek, che la perseguita… “Ma chi è? – si chiede la povera Olivia – chi è sto qui che mi dice frasi tipo “You’re not from this world” o “You’re not her”?” Eh, cara Olivia, quello lì si chiama Peter e sarà la tua costante, se avessi visto Lost sapresti di cosa sto parlando.
Nel frattempo (3×05 Amber 31422) comincia ad essere sottoposta a degli esperimenti grazie ad una vasca di privazione sensoriale e la sua abilità si palesa immediatamente: riesce a tornare nel suo universo – solo mentalmente, si presume, ma non è un punto esposto in modo molto chiaro – abbastanza per vedere che le torri gemelle non ci sono più. Questo, insieme a una sempre più loquace versione spirituale di Peter, la convince finalmente riguardo a chi lei sia davvero.
Tuttavia il suo ritorno a casa è come una maratona sui carboni ardenti in cui pochissime persone vogliono aiutarla: tra di loro c’è il tassista del primo episodio e un insospettabile Alt-Broyles, che decide di dare una mano a Olivia dopo che lei gli ha salvato praticamente tutta la famiglia (3×07 The Abducted). Il primo tentativo di “andare dall’altra parte” non va a buon fine, ma ha sicuramente l’aspetto positivo di far sì che Olivia riesca a mandare un messaggio a Peter: sono intrappolata nell’altro universo. Come reagirà il nostro genio a questa notizia? Ecco, se vi aspettavate che l’avesse già capito, siete su una pessima strada: l’uomo guidato dalla sola potenza del testosterone viene colpito da questa notizia come da un fulmine a ciel sereno.
Ma andiamo con ordine.

OVER HERE

Nel nostro universo Bolivia cerca in tutti i modi di entrare nella vita della vera Olivia studiandone comportamenti e atteggiamenti, ma soprattutto portando avanti quel rapporto con Peter che aveva già subìto dei cambiamenti nel season finale della seconda stagione, quando Olivia – finalmente – aveva rivelato i suoi veri sentimenti.
Ma perché Walternate ha voluto effettuare questo scambio? Già nel primo episodio (3×02 The Box) scopriamo che in questo universo sono presenti elementi della macchina-infernale-distruggi-mondi che può essere attivata solo da Peter e ne abbiamo la conferma con la sesta puntata, 6955 Khz, in cui scopriamo che il mistero di certi numeri emessi da una stazione radio corrispondono alle coordinate di latitudine e longitudine in cui sono seppellite le parti del dispositivo.

E’ difficile sorvolare su certi enormi punti interrogativi che caratterizzano, a mio avviso, l’episodio più incasinato e inconcludente di tutta questa mid-season, come ad esempio il fatto che la macchina – progettata per essere attivata solo da Peter – sia in realtà frutto della mente di una popolazione primitiva (conoscevano Little Bishop? Eh?) che ne ha sparso i pezzi nel nostro universo – quindi Walternate che ne sa?! – nascondendo le coordinate dei luoghi in sequenze numeriche di millemila anni fa. Come dite? La Terra millemila anni fa non era la stessa di oggi perché, incredibile dictu, le placche tettoniche si muovono? Io sarò pure pignola, ma da una serie altamente scientifica mi aspetto più precisione: comunque, vedremo più avanti che si inventeranno.

Tornando alla storia…Peter non ha la benché minima idea di chi realmente si trovi davanti: e passi che all’inizio Olivia possa essere scombussolata per il viaggio, passi che questo loro nuovo ammmmore l’abbia resa diversa, però ci sono troppi dettagli che lui cerca semplicemente di non vedere. Insomma, il ragionamento a monte di tutto è il seguente:
“Prima non me la dava. Ora sì. Perché farsi domande?”
E via così, sulla strada dell’ottundimento dei sensi! Buttiamo a mare anni e anni di intelligenza solo per dare il contentino all’ormone insoddisfatto da secoli! E’ proprio vero che a voi uomini basta un niente per distrarvi eh… Ma lasciamo perdere anche questo.
Arriviamo alla resa dei conti.

OVER HERE – MA ANCHE OVER THERE

Il penultimo episodio (3×08 Entrada) si svolge in entrambi gli universi, cosa che ci permette di vedere contemporaneamente cosa accade. Mentre la nostra Olivia viene intrappolata nuovamente e cerca aiuto in Broyles, nel nostro universo il piccolo Peter si è svegliato dal coma e capisce che quella che è a letto con lui – quella che pensava che Casablanca finisse bene! – forse forse non è quella che crede; ovviamente il vantaggio che crede di avere lo perde in due secondi netti, perché Bolivia capisce tutto e scappa, non prima di averlo paralizzato con un farmaco che gli fa tenere, per diverse ore, una faccia da pirla che raccoglie tutto il nostro supporto.
Le vicende scorrono velocissimamente e, per farla breve, Olivia riesce a tornare over here grazie al laboratorio di Walternate e a massicce dosi di Cortexiphan, mentre Bolivia torna over there grazie al sistema di bacchette armoniche viste nella 2×19 The Man from the Other Side, lasciandoci come cadeaux il corpo maciullato di Alt-Broyles.

Nell’ultimo episodio (3×09 Marionette) Olivia si ritrova ad affrontare con difficoltà la sua vecchia/nuova vita e soprattutto le confessioni di Peter: dopo un primo momento in cui crede di farcela, alla fine esplode e dice al suo amato quello che noi gli stavamo già urlando da mesi e mesi: “Come cavolo hai fatto a non capire che quella non ero io?!”
E così, in un perfetto e terribile gioco di specchi, il caso della settimana diventa simbolicamente anche il suo: la ragazza/cadavere non riconosce più i suoi vecchi organi – perché non sono più realmente suoi – e muore a seguito di una crisi di rigetto; Olivia non riesce più a vivere in una casa e in una vita che erano sue, ma che sono state letteralmente abitate da un’altra. Chissà quanto durerà questo suo rifiuto. Non ci resta che continuare a vedere i prossimi episodi (spostati al venerdì sera in USA) per scoprire questa e altre storie.

E per concludere….cosa avete imparato da questi viaggi di qua e di là per il cosmo?

  • L’ANGOLO DELLA SCIENZA – tra il serio e il faceto
    –  se la mucca Gene fosse in grado di digerire le fave di cacao, potrebbe fare il latte al cioccolato (e vi invito a non contraddire Walter a riguardo)
    – se per vostra sfortuna doveste finire intrappolati nell’ambra, non morirete. Semplicemente sarete bloccati in eterno nel vostro ultimo pensiero. Fu*king creepy
    gli shapeshifters hanno il cervello nel sedere; ciononostante, sanno affezionarsi a noi poveri mortali se vengono ad abitare con noi, ma se per vostra sfortuna – che già non avete avuto nel caso dell’ambra, quindi non ci scherzerei troppo – dovessero ribellarsi, una pallottola in un posto preciso può disattivarli (l’occhio sinistro è quello più quotato)
    – se Walter è riuscito a costruire un passaggio tra gli universi lavorando nel suo laboratorio, cosa farà ora che è a capo della Massive Dynamic?
    –  se doveste trovare un pezzettino di cervello sulla vostra camicia – e succede eh – non preoccupatevi: forse è solo marmellata di lamponi.

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Informazioni su xfaith84

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

Pubblicato il 20 gennaio 2011, in Fringe, Recensioni stagione con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Fede sei un fenomeno!!! XD

  2. ahahah esagerata! grazie comunque! =)

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